D’Angelo abbandona l’incarico: problemi di salute, basta politica

22 Settembre 2014

Il capo di gabinetto era rimasto coinvolto nella bagarre dei compensi allo staff di Alessandrini Il sindaco: è uno che lavora tantissimo. Chi prenderà il suo posto? Sceglierò io senza bando

PESCARA. «Mi dispiace per il sindaco, per la città, per la situazione che c’è in Comune, ma credo che nei prossimi giorni lascerò l’incarico. Ho un problema di salute che devo risolvere e in questo momento è prioritario». Camillo D’Angelo, 67 anni, capo di gabinetto della segreteria politica del sindaco Marco Alessandrini, dopo poco più di due mesi dalla nomina, contornata dalle polemiche dell’opposizione per le indennità percepite dal Comune (due, che, sommate, arrivavano a 2000 euro netti mensili), non ha ancora formalizzato le dimissioni, ma tutto lascia pensare che la lettera arriverà sul tavolo del primo cittadino entro la settimana. È davvero dispiaciuto, D’Angelo.

Dispiaciuto per il lavoro fatto in Comune finora, e che non porterà a termine, quel lavoro di cui negli ultimi dieci anni, o poco più, si è occupato, sia stando al governo della città, sia dai banchi dell’opposizione: far quadrare i conti delle casse comunali. Tanto avrebbe voluto fare ancora, ma sia il problema che al momento lo attanaglia, sia le critiche pervenute dal centrodestra, lo hanno indotto a lasciare l’attività politica, perseguita sin dai 22 anni, quando, poco prima di laurearsi in Economia e commercio (a 23 anni), cominciò a frequentare le sezioni del Pci, per poi seguire tutti i passaggi del partito, fino al Pd. «Io ora spero che ciascuno prenda coscienza della situazione in cui si trova il Comune», riflette D’Angelo nel passaggio del testimone, «in quanto oggi le questioni vanno affrontate con attenzione. Bisogna metterci un forte impegno e mi auguro che Pescara ce lo metta».

Non vuole uscire tra le polemiche, D’Angelo, che lo hanno seguito in questi due mesi da braccio destro di Alessandrini, consigliato e seguito da lui prima che nella campagna elettorale, nelle primarie.

Ma certamente le critiche sull’ingaggio, seguito dal contestato bando di Alessandrini, attraverso il quale, con una selezione pubblica, l’inquilino del Comune ha scelto D’Angelo e altri sei collaboratori per il suo staff, hanno lasciato il segno. Un’équipe tutti o quasi dell’inner circle di Alessandrini (la legge prevede appunto che la nomina sia per intuitu personae), in barba, però, hanno tuonato dall’opposizione, ai 500 che si erano candidati per il posto.

«Polemiche pretestuose», le ha bollate D’Angelo, che, pur non avendolo annunciato, dovrebbe aver chiuso con la politica. «Da essa ho ricevute grandi soddisfazioni», sottolinea. Eh già, dopo l’elezione a consigliere comunale del 25 maggio 2003, diviene assessore al bilancio nella prima giunta del sindaco Luciano D’Alfonso.

Il quale, nel 2008, nella seconda giunta, lo nomina suo vice, tanto che, in seguito alla sospensiva per malattia presentata da D’Alfonso, successiva al breve periodo trascorso agli arresti domiciliari (accuse per le quali poi D’Alfonso è stato assolto in primo grado), il 5 gennaio 2009 D’Angelo diviene sindaco di Pescara, fino alle elezioni del giugno successivo. Un abbandono che dispiace anche ad Alessandrini. «Di D’Angelo ho una gran stima, non solo perché quando D’Angelo parla, sa di cosa parla, ma anche perché è uno che lavora tantissimo. Un autentico “hombre vertical”», evidenzia Alessandrini, «uno con la schiena dritta». E per la successione, nessuna selezione pubblica. «Sceglierò io senza bando», ha concluso il sindaco, «una persona che abbia, insieme, competenze tecniche e capacità politiche».

©RIPRODUZIONE RISERVATA