D’Eramo chiede la testa di Febbo, ma il presidente Marsilio punta alla pace

10 Ottobre 2020

Lega in silenzio stampa dopo l’incontro all’Aquila. Qualcuno però parla «L’onta del doppio ko (a Chieti e Avezzano) deve avere un colpevole»

La Lega non fa passi indietro. Non cede neppure un centimetro: chi ha causato il doppio ko del Carroccio, a Chieti e Avezzano, deve pagare. L'ordine viene da molto in alto. Quindi via Mauro Febbo dalla giunta Marsilio, e non un semplice rimpasto di deleghe.
A chiederlo a Luigi D'Eramo, responsabile regionale del partito di Salvini, è la base che è inviperita. Così la richiesta che, ieri pomeriggio, D’Eramo accompagnato dal suo vice, Gianfranco Giuliante, ha fatto de visu al governatore Marco Marsilio è quella di «potabilizzare il centrodestra», sottolineando che non è una questione di poltrone da occupare. Che fa Marsilio? Il governatore prende tempo: apparentemente media per la pace nella coalizione di centrodestra, senza tifare né per l'una né per l'altra parte. Ma in realtà punta a spegnere l’ira leghista che sembra incontenibile e, allo stesso tempo, si prepara il paracadute di Forza Italia. Ma andiamo per ordine.
L'incontro con la Lega infatti è solo il primo round che comincia all'Aquila alle 15 di ieri e va avanti fino alla 17,30. Un vertice a 4: D’Eramo, Giuliante, Marsilio ed Etel Sigismondi, segretario regionale di Fratelli d'Italia. Se però chiedi ai leghisti com'è andata ti rispondono seccamente: «La Lega è in silenzio stampa». Ma qualcuno parla e spiega, per filo e per segno, quanto ha saputo da chi c'era. E cioè che il Carroccio non intende fare alcuno sconto su Chieti e Avezzano e neppure su altre piazze come Pescara e L'Aquila.
La teoria del “potabilizzatore”, quindi, non si limita alla debacle teatina di Fabrizio Di Stefano causata dallo strappo di Febbo che ha spalancato le porte della città al centrosinistra, ma si estende a macchia d'olio in tutta la regione.
In parole semplici la Lega, azionista di maggioranza in Regione, fa capire a Marsilio che se non passa il diktat su Febbo e Forza Italia si ritroverà a piedi. E Marsilio non è affatto sicuro di uscirne indenne. Tant'è che ieri, mezz’ora dopo aver ascoltato la Lega, incontra Nazario Pagano. Ma prima di farlo comunica a D’Eramo l’auspicio di veder convocare, al più presto, il tavolo regionale dei segretari dei partiti del centrodestra per ritrovare l'unità, come invoca Sigismondi. Ma l’incontro dovrà svolgersi dopo il consiglio regionale di martedì prossimo. Spiegheremo poi perché. Torniamo a Forza Italia e Pagano.
Sono le 18,30 quando il governatore ingaggia il secondo round, molto più semplice del precedente. Ma non è risolutivo. A Pagano infatti Marsilio spiega che la Lega è irremovibile nella caccia alle streghe. Ma il forzista, riferiscono da ambienti di Fratelli d'Italia, gli avrebbe replicato che i veri colpevoli della debacle sono i leghisti. Primo: per avere sbagliato i candidati, e secondo per aver rifiutato apparentamenti al ballottaggio. In sintesi: chi è causa del suo mal pianga se stesso. Così il coordinatore degli azzurri blinda il suo assessore: Febbo non si tocca! E D’Eramo, con il quale qualche giorno fa ha avuto un alterco telefonico, è avvisato.
La giornata del sarto Marsilio finisce per ora qui. Guardiamo avanti, a martedì e al consiglio regionale. L'obiettivo di Fratelli d'Italia è di disinnescare, con l’aiuto di Forza Italia, l’ira leghista. Di Forza Italia è Lorenzo Sospiri, presidente del Consiglio che non ha intenzione di abbandonare Febo nelle fauci di D’Eramo. Quindi nell'ordine del giorno dell’assise regionale finiscono argomenti molto cari alla Lega.
Primo fra tutti la vendita, a San Salvo, del terreno Arap al colosso Amazon. La delibera, già approvata in Giunta, diventa l'argomento chiave della prima commissione consiliare presieduta dal leghista Manuele Marcovecchio che si terrà alle 14 di lunedì. E il giorno dopo sarà in consiglio come un paletto ben piazzato in mezzo al campo per fermare l'attacco della Lega. Poi si vedrà. Ma, viste le premesse, la pace non è questione risolvibile in Abruzzo. C'è chi dice che la patata bollente finirà in mano a Salvini, Meloni e Berlusconi.