D’Ignazio e Gabriele: fuori per far spazio a vecchie glorie

18 Aprile 2019

MONTESILVANO. Esterrefatti e rammaricati. Così si definiscono i consiglieri Feliciano D’Ignazio e Piero Gabriele dopo l’estromissione dalle liste elettorali del Pd, partito che da anni rappresentano...

MONTESILVANO. Esterrefatti e rammaricati. Così si definiscono i consiglieri Feliciano D’Ignazio e Piero Gabriele dopo l’estromissione dalle liste elettorali del Pd, partito che da anni rappresentano a palazzo di città, in nome di un ricambio generazionale. «Si rimane esterrefatti dalla paradossale vicenda che si è creata nel Pd di Montesilvano dove avere consenso elettorale è diventata una colpa», commentano i consiglieri. In particolare, D’Ignazio si dice certo che «l’essere etichettati come “tappo” – per il notevole consenso elettorale - in una lista elettorale è stata celata dietro la classica foglia di fico di voler imprimere una ventata di rinnovamento giovanile». Il consigliere si dice rammaricato «per averci messo sempre la faccia nelle varie tornate elettorali ma, soprattutto, dopo i commissariamenti del 2007 (per gli arresti avvenuti nell’allora centrosinistra) e del 2014; di essere stato per tre volte consecutive il primo degli eletti nel centrosinistra e di aver sempre compattato in maniera granitica un intero quartiere di Montesilvano attorno al Pd; di essere stato invitato a fare un passo indietro per lasciare spazio al rinnovamento quando il candidato sindaco Fidanza, da circa 25 anni, fa politica essendo stato assessore provinciale e comunale; di essere stati allontanati dal partito senza neanche una telefonata del segretario cittadino Cantagallo in merito alla decisione presa dalla dirigenza politica». D’Ignazio evidenzia poi che «una volta si invitavano i candidati a prendere quanti più voti possibili per far diventare un partito più forte; oggi si fanno fuori i più votati per far spazio “alle vecchie glorie” di un partito, almeno a livello locale, in totale decadenza».
La delusione trapela anche dalle parole di Piero Gabriele. «La vera causa dell’estromissione risulta essere dovuta al fatto che la mia elezione certa nel Consiglio comunale avrebbe rappresentato per l’ennesima volta l’esclusione di coloro che, “datati”, non sarebbero potuti rientrare neanche stavolta in Consiglio. Invece con il paventato rinnovamento nella lista del Pd, si manderanno 20 giovani al massacro politico e, in concreto, sarà eletto solo chi avrà la fortuna di essere il figlio di qualche “noto” politico del Pd». (a.l.)