Da giugno 150 distacchi di retina Parla il chirurgo che ha operato

22 Agosto 2022

Solo negli ultimi tre giorni salvata la vista a 10 pazienti nel Centro specializzato della d’Annunzio Il professor Rodolfo Mastropasqua avverte: «Per evitare il peggio bisogna intervenire con celerità»

CHIETI. Più di 150 interventi di distacco di retina da giugno ad oggi. Sono i numeri del Centro Retina, maculopatie e riabilitazione visiva chirurgica del Policlinico universitario di Chieti, diretto da Rodolfo Mastropasqua, professore ordinario dell’Ateneo d’Annunzio, rientrato in Italia dopo una lunga esperienza nel più prestigioso ospedale oculistico d’Europa, il Moorfields Eye Hospital di Londra.
«Il distacco di retina è una delle patologie oculari più frequenti durante i mesi estivi, un vero e proprio attentato alla vista causato in larga parte dall’eccessivo caldo», spiega Mastropasqua, «negli ultimi tre giorni abbiamo operato addirittura dieci pazienti con questa patologia, una richiesta sia regionale che extra regionale, praticamente viviamo in sala operatoria dalla mattina alla sera. Nel Policlinico di Chieti ho trovato un’équipe eccellente di oculisti, ortottisti, infermieri, specializzandi e amministrativi, senza di loro questi ritmi sarebbero impossibili».
Un’estate di fuoco per il Centro di riferimento per retina e macula chiamato ad intervenire con grande celerità. «Per evitare una grave perdita, anche irreversibile della vista, la situazione deve essere affrontata con decisione e tempestività sia per quanto riguarda la diagnosi che la terapia», afferma Mastropasqua, «la retina è un tessuto nervoso sottilissimo, raccoglie le immagini e le invia al cervello. Se consideriamo l’occhio una macchina fotografica, la retina è la pellicola. Attaccato a lei abbiamo il corpo vitreo, una gelatina trasparente che serve per nutrire la retina stessa, formato al 90% da acqu». Nemiche della retina sono le temperature elevate degli ultimi mesi.
«Il caldo eccessivo e la sudorazione, specialmente nei miopi, fanno disidratare il corpo vitreo che, perdendo acqua, si restringe e crea trazione sulla retina. Si crea quindi una rottura e, attraverso quest’ultima, passa il liquido del vitreo disidratato che stacca la retina». Ma quali sono i sintomi che fanno da campanello d’allarme? «l paziente avverte lampi di luce, flash luminosi e corpi mobili fluttuanti fino alla percezione di una tendina che riduce il campo visivo potendolo anche chiudere progressivamente», avverte il professore, che punta l’attenzione sulla prevenzione.
«Bisogna bere moltissimo ed evitare di fare jogging nelle ore più calde, specialmente se si è miopi, e ai primissimi sintomi di flash o comparsa di mosche volanti improvvise, farsi visitare subito dall’oculista che dilaterà la pupilla e studierà la retina a 360 gradi».
La situazione diventa più grave e pericolosa quando coinvolge la macula, la zona centrale della retina che ci consente di vedere nitidamente sia lontano che vicino. «Quando la macula è staccata il paziente va operato con celerità perché il recupero visivo è più alto quanto prima si riattacca la macula», avverte il direttore del Centro di eccellenza, «se riusciamo a vedere la rottura prima che il liquido passi attraverso la stessa, possiamo saldarla con il laser ed evitare l’intervento».
Il vostro è un Centro di alta tecnologia ed è scuola italiana di chirurgia robotica, quali sono i vantaggi per i pazienti che vi si rivolgono? «La tecnologia è fondamentale, riuscire ad operare con microaghi senza punti di sutura consente una tecnica poco aggressiva con rapido recupero. Tutta la chirurgia viene effettuata in 3D e questo consente al chirurgo di essere molto preciso. Nel foro maculare recidivato, nel nostro centro, proprio grazie alla chirurgia tridimensionale riusciamo a chiudere il foro con un impianto di membrana amniotica che ci consente un’altissima percentuale di successo». Il futuro? «Adesso stiamo sviluppando sistemi robotizzati che ci consentiranno di effettuare una chirurgia teleguidata di precisione anche a distanza, una nuova frontiera da varcare per il bene dei pazienti».
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