Da Juan Carrito a Bernardo, 20 morti dal 2007
Il figlio di Amarena investito lo scorso gennaio a Castel di Sangro. Nel 2014 l’analogo caso a Pettorano
PESCASSEROLI. Dal 2007 a oggi venti orsi bruni marsicani sono stati uccisi nel centro Italia, di cui cinque in zona Parco. È il report che emerge nel giorno della morte di Amarena. Gli esemplari, negli anni, sono stati uccisi principalmente da bocconi avvelenati, malattie trasmesse dal bestiame allevato, bracconaggio e da altre cause che ancora oggi restano sconosciute.
Il tragico destino di Amarena si incrocia con quello di Juan Carrito, altra star dei social e altro simbolo dell’Abruzzo, investito e ucciso lo scorso gennaio sulla statale 17 nel territorio comunale di Castel di Sangro. Un incidente che portò il mondo politico, del settore ambientale e delle autorità civili a interrogarsi sulla gestione degli orsi confidenti.
La stessa sorte di Amarena, poi, toccò il 12 settembre 2014 a un altro orso bruno marsicano nel territorio comunale di Pettorano sul Gizio. Antonio Centofanti, il responsabile dell’episodio, dopo 6 anni di processo, è stato condannato dalla Corte d’Appello dell’Aquila, in sede civile a risarcire il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, il Wwf, la Lav, ProNatura e Salviamo l’Orso.
Ad aprile del 2018 un orso morì nel Parco nazionale d’Abruzzo durante un’operazione di cattura, prevista tra le attività autorizzate dal ministero dell’Ambiente per il controllo di orsi problematici o confidenti.
Nel 2014 venne trovato morto l’orso Ferroio. Nel 2013, a ottobre, un orso venne investito nella notte da un giovane automobilista residente a Villalago. Mentre si stava procedendo all’intervento chirurgico per la riduzione delle fratture degli arti posteriori, subentrò un arresto cardiocircolatorio che determinò la morte del plantigrado.
Andando a ritroso, nel 2007 l’orso Bernardo, all’epoca simbolo della regione, venne trovato morto dalle guardie del Parco. A poca distanza c’era anche la carcassa della sua compagna. Il rinvenimento avvenne nel territorio montano di Gioia dei Marsi.
Per gli agenti del parco non fu difficile rintracciare Bernardo, dotato di un radiocollare satellitare. Da un po’ non dava più segnali di vitalità. I due plantigradi morirono in due momenti diversi. Uno degli animali, infatti, era ancora in buono stato di conservazione, l'altro no. I due orsi furono vittime di bocconi avvelenati ma i responsabili non sono stati mai individuati e l’inchiesta venne archiviata. (p.g.)

