Da Lama dei Peligni al Rifugio Tarì sui sentieri della Majella

4 Dicembre 2016

Sul Piano Amaro fra le grotte di Canosa e del Diavolo ascoltando i suoni dimenticati della natura incontaminata

di GIUSI PITARI

L’Abruzzo è una regione appenninica unica: tutte le vette più alte della dorsale montuosa si trovano qui. Ma non sono solo le altezze a rendere uniche le nostre montagne, è anche la diversità dei tanti gruppi montuosi.

La Majella è una montagna bellissima, unica per la sua vicinanza al mare, per le sue fioriture, i suoi sassi, le lunghissime valli, i pini mughi, le grotte, gli eremi, i suoi borghi, la sua gente forte e gentile.

Lama dei Peligni è un piccolo borgo ai piedi della Majella, dove a un albergo, poche trattorie e una piazza meravigliosa, si aggiungono percorsi della Majella meno noti e bellissimi. Come in molti paesi ai piedi della Majella, anche a Lama l’acqua della Majella la trovi in piazza: liscia o con gas. E puoi trovarci anche una giovane associazione che, previa telefonata, ti dà le chiavi di uno scrigno: il Rifugio Tarì.

Si trova a 1.450 m il Tarì, proprio sopra il paese e per arrivarci c’è un bellissimo sentiero (l’H4, 2 ore circa). D’estate si può usufruire della graziosa cestovia (una delle poche ancora funzionanti in Italia) che porta alle Grotte del Cavallone e poi, in mezz’ora a piedi, al rifugio. Il nome Tarì deriva dall’omonima antica Fonte dove l’acqua limpidissima sgorga con una caratteristica pompa. Il rifugio è dotato di tutto, persino di riscaldamento e acqua calda, ed è un’ottima base per escursioni sulla Montagna Madre.

Si può dormire al Tarì e partire con l’aurora sul mare, le nuvole che si tingono di luce e il mare rosso fuoco. Sul Colle dell’Acquaviva l’erba sembra una chioma bionda mossa dal vento, la Valle Taranta un pianeta bellissimo dove il sole accarezza i sassi bianchi e pian piano illumina la via da percorrere: il sentiero H6 che porterà nella bella stagione fin sul Piano Amaro. Gli altopiani che si stendono a sud della vetta più alta della Majella, il Monte Amaro (2.793 m), sono angoli di mondo preziosissimi per bellezza e rarità: a camminarci sopra ci si sente fortunati e gli occhi si perdono su una distesa infinita di “morbidi sassi” dove si incastonano fiori colorati e si odono i camosci lontani, con i loro calpestii e i loro lunghi fischi. Si cammina per ore sul Piano Amaro a 2.500 metri circa senza stancarsi, si visitano la Grotta di Canosa e quella del Diavolo oppure semplicemente si ascoltano i suoni dimenticati della natura incontaminata. Nei mesi da giugno ad ottobre sul sentiero H6 e successivo H5 si può arrivare sulla Cima dell’Altare (2.542m; 3-3,30 ore dal Rifugio Tarì), un altare su un precipizio vertiginoso, l’affaccio sulla Val Cannella. La Cima dell’Altare domina la strettissima valle di Fara San Martino e i suggestivi panorami sulle vette più alte del massiccio.

Tra i Monti d’Abruzzo la Majella è la più bianca e lo rimane a lungo. Agli escursionisti non esperti di ambienti innevati alcuni itinerari sono al momento proibiti, ma non l’alba dal Rifugio Tarì, né l’imbocco delle bellissime valli.

Il Parco della Majella è il primo in Abruzzo ad aver reso disponibile la mappa dei sentieri georeferenziata: è navigabile su smartphone, in modo da facilitare le escursioni e registra sul telefonino i tracciati percorsi.

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