Da Pescara a Mostar il ponte degli urologi

PESCARA. Da Pescara a Mostar per creare un ponte sanitario e scambiare esperienze e compentenze nel campo dell’urologia. L’urologo pescarese Giuseppe Di Giovacchino e Domenico Genovesi, primario del...
PESCARA. Da Pescara a Mostar per creare un ponte sanitario e scambiare esperienze e compentenze nel campo dell’urologia. L’urologo pescarese Giuseppe Di Giovacchino e Domenico Genovesi, primario del reparto di Radioterapia oncologica dell’ospedale di Chieti, hanno incontrato Davor Tomic, direttore dell’ospedale universitario di Mostar, e Mario Kordic, dirigente medico della clinica urologica ospedaliera. Un meeting in cui si è parlato di approccio moderno alle problematiche urologiche, multidisciplinarietà nei trattamenti delle malattie benigne e maligne nel campo della moderna urologia, esigenza di una riorganizzazione della medicina territoriale «a garanzia di un livello sempre più elevato e diffuso di assistenza attraverso lo sviluppo di nuovi modelli territoriali».
L’incontro di Mostar segue un primo convegno del 2015, svolto a Pescara, e si legherà a un terzo appuntamento in programma a Chieti dal 7 al 10 settembre prossimo.
A Mostar, il 1° e 2 luglio scorso, insieme a Di Giovacchino e Genovesi hanno partecipato anche il rettore dell’università d’Annunzio Carmine Di Ilio, Michele Gallucci, presidente dell’Auro (Associazione urologi italiani) e il medico fiorentino Libertario Donato Raffaelli: «È stata un’esperienza toccante e intensa sul piano umano prima ancora che un arricchimento scientifico nella conoscenza reciproca di modalità diverse per affrontare le stesse problematiche cliniche urologiche», raccontano i protagonisti del convegno.
Il programma scientifico ha previsto «lo scambio delle esperienze cliniche nel management diagnostico-terapeutico delle patologie urologiche nella realtà abruzzese ospedaliera e territoriale e in quelle dell’area Balcanica (Bosnia Erzegovina, Croazia, Slovenia, Serbia-Montenegro), puntando particolarmente l’attenzione all’implementazione dei team sanitari multidisciplinari che determinano un comprovato impatto clinico sulla qualità assistenziale sia in termini di adeguata offerta sanitaria al paziente sia in termini di appropriatezza delle prestazioni diagnostico-terapeutiche. La diplomazia dei popoli trova una modalità fruttuosa con lo scambio e l’aggiornamento scientifico».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

