Da questa riforma svolta per il Paese dopo anni di ritardi

di TOMMASO GINOBLE * I toni di questi giorni ci portano a stento a riconoscere il nostro Paese. Che su un referendum così importante per il futuro della nostra Nazione si potessero raggiungere...
di TOMMASO GINOBLE *
I toni di questi giorni ci portano a stento a riconoscere il nostro Paese. Che su un referendum così importante per il futuro della nostra Nazione si potessero raggiungere livelli così alti di contrapposizione strumentale, fino a sfociare in alcuni casi nell’insulto, non credevo fosse possibile. Questa riforma non è nata da un uomo solo al comando né è uscita dal cilindro di un mago. E’ questa stessa legislatura che si è fondata sulle riforme e in particolare su quella costituzionale. Tant’è vero che essa è stata partorita non solo da una maggioranza, ma anche con il voto, almeno nei suoi primi passaggi, della principale forza di opposizione qual era Forza Italia. Che solo per la non condivisione del nome del presidente della Repubblica ha deciso, alla fine, di rinunciare.
Questa riforma, in ogni caso, ha avuto ben sei passaggi parlamentari e a tutti gli italiani è evidente con quanta fatica, ma con altrettanta serietà, essi siano stati portati a compimento. Dopo vent’anni di tentativi andati a vuoto: ci siamo forse dimenticati delle bicamerali, dei saggi e dei professori? E adesso, all’ultimo passo, quello della consultazione popolare, ci si divide in una maniera così forte, quasi fratricida. Quante volte ci è stato rimproverato di avere il Parlamento più numeroso? E questa riforma lo riduce, portando da 315 a 100 il numero dei senatori che non percepiranno più alcuna indennità. Quante volte ci è stato detto, in questi ultimi tempi, che i due rami del Parlamento che svolgono le stesse funzioni sono un’inutile perdita di tempo? Perché non ci permettono di dare risposte legislative tanto rapide quanto i tempi odierni impongono. Quante volte ci è stato detto che la contrapposizione legislativa sulle materie concorrenti tra Stato e Regioni è elemento di confusione? E che la querelle andava superata al più presto possibile? Ebbene, anche a questi interrogativi, la riforma dà una risposta. Mi accorgo, tuttavia, dal tenore della disputa politica che si sta ingenerando, che non si voglia entrare nel merito e nella sostanza della riforma. E che quell’insieme di forze politiche che si oppongono ad essa e che io non definirei accozzaglia, ma sicuramente un caravanserraglio di forze così diverse fra loro per storia, estrazione politica e per progetti futuri, hanno in realtà un unico obiettivo. Mirano al bersaglio grosso. Disinteressandosi del merito ma con l’intento di mandare a casa il governo e il suo presidente Renzi. Credo che questo sia inaccettabile.
Credo che il nostro Paese, che dopo anni di confusione e di ritardi sul piano dello sviluppo e della crescita lentamente sta riprendendo il cammino della speranza, non possa permettersi una ulteriore battuta d'arresto. Questa riforma va in questa direzione, nell’interesse delle generazioni future e delle parti più deboli e sofferenti della nostra società. E la nostra stessa autorevolezza, che faticosamente stiamo costruendo anche nei riguardi dei Paesi dell’Unione europea e del mondo intero, non può essere messa a rischio per un mero calcolo opportunistico di parte. Credo che la nostra comunità nazionale e, mi auguro, anche quella regionale, abbiano la piena consapevolezza dell'importanza di questa consultazione popolare. E che, pertanto, esprimano con determinazione la loro volontà per il cambiamento, per la sobrietà e per la modernità. Sono sicuro che il loro voto sarà orientato verso questi valori e che, quindi, sarà un Sì convinto.
*Deputato del Pd

