Da Taiwan per studiare le frane

I ricercatori arrivati a Caramanico per analizzare i dissesti della strada 486 e di Fonte Grande

CARAMANICO. Frane dovute al dissesto idrogeologico e altre indotte dai terremoti. Sul territorio di Caramanico Terme e non solo, ne esistono di tutte e due i tipi. Sono oggi studiate anche da esperti geologi e ingegneri geotecnici di Taiwan, uno dei Paesi al modo fra i più colpiti da questo tipo di calamità. Docenti e ricercatori del mondo accademico taiwanese sono giunti a Carmanico per studiare i fenomeni franosi e gli effetti indotti dall'attività sismica sul territorio. I loro nomi: Hongey Chen e Yih-Min Wu, Meei-Ling Lin, Ching-Weei Lin, Tien-Chien Chen, Ben Jong-Dao Jou, Ming-Jame Horng. Sono studiosi che hanno partecipato anche a un workshop organizzato dal Cnr-Irpi (Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica), in collaborazione con il Comune. «Caramanico è stato uno dei territori più colpiti dai dissesti per frane», fa notare il sindaco Mario Mazzocca. «Ricordiamo quella gigantesca del 1989 che inghiottì completamente un versante montano e la strada 486 per Sant'Eufemia e Passo San Leonardo. Poi quella di San Paolo-Piccervo del 2002 che coinvolse milioni di metri cubi di terreno che, scivolato a valle, ostruì il fiume Orte creando un lago artificiale a monte. Infine, l'ultima di due anni fa di Fonte Grande che ancora oggi minaccia di trascinare giù parte del centro abitato». I ricercatori hanno anche trovato però, la presenza di una rete accelerometrica, fatta di sei stazioni di misura, che il Comune di Caramancio da qualche anno ha messo in funzione per il rilevamento dei movimenti sismici e dunque anche delle frane. «La loro attenzione si è concentrata su questa nostra disponibilità», riprende il primo cittadino, «invitandoci a mantenere efficiente la rete, perché con essa è possibile rilevare movimenti anche minimi del sottosuolo e intervenire per un’efficace opera di prevenzione. Ma», conclude Mazzocca, «qui in Italia mancano sempre i fondi per questo tipo di interventi».

Walter Teti

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