Da via D’Avalos a piazza Grue: il rione delle strade senza nome

30 Giugno 2021

Le targhe delle vie impresse sui muri dei palazzi sono sbiadite o cancellate. Stessa cosa per i civici Una residente: abito qui dal 1958, neppure all’epoca si leggevano i cartelli, a stento trovai la mia casa

PESCARA. È il quartiere dalle vie invisibili. Da via D’Avalos ai dintorni di piazza Grue, i nomi delle strade, impressi sulle pareti delle abitazioni, sono cancellati. Sbiaditi dal tempo. Spariti anche i numeri civici da alcuni esercizi commerciali vicini alla zona stadio. Cittadini ed esercenti chiedono aiuto al Comune per ripristinare una condizione di decoro nel quartiere e invocano una nuova cartellonistica.
Sui muri scrostati e scoloriti delle casette popolari dell’antico borgo dei Grue, che si è sviluppato tra gli anni ’50 e ’60, i rettangoli ricavati da una pennellata di bianco dovrebbero contenere i nomi delle vie, ben in vista. Invece, per rintracciare una strada da quelle parti, le soluzioni sono due: o cercarla su Google maps oppure guardare dall’altro lato della strada. Dove, se si è fortunati, ci sono i cartelli delle indicazioni con l’inchiostro ben marcato.
Accade, ad esempio, tra via Giovanni Chiarini angolo via Silvio Spaventa. Alzare lo sguardo in alto, sui muri del palazzone color sabbia è inutile: i nomi delle due vie, impressi su due rettangoli a specchio, si possono solo intuire da qualche lettera marchiata nel cemento. Ma basta volgere lo sguardo dal lato opposto della strada, dove inizia il borgo dei Grue con la scuola che un tempo ospitava i servizi comunali, per scovare un cartello con i caratteri netti di via Spaventa.
Solo una traversa più avanti, c’è via Cola dell’Amatrice. Ma sul rettangolo bianco consumato da un lato e semicoperto da una antenna parabolica, si legge solo: Ola e Matrice.
Silvana Capone, una residente delle palazzine popolari Ater, racconta che «quando sono venuta ad abitare qui, tanti anni fa, ho avuto difficoltà a ritrovare la via dove si trovava la casa, un alloggio Ater del 1958. Neppure all’epoca, si leggevano i cartelli. Il Comune deve intervenire per sistemarli». Oggi in quell’edificio color nocciola c’è un cantiere appoggiato sulle facciate «con i lavori che dovevano iniziare da marzo, invece siamo invasi dai topi e l’erba è sempre più alta. Devono fare presto» sollecita l’inquilina di via Cola dell’Amatrice.
Il sole cala a picco bollente su piazza Baiocchi, a mezzogiorno di ieri, ma Barbara Mariani è intenta a curare il suo giardino di piante grasse, ben recintato. Con lei c’è Gianfranco Papalinetti che indica in alto, sui muri della sua abitazione, un reperto storico: il vecchio cartello stinto con su scritto P. Baiocchi. «Non l’abbiamo mai fatto cancellare per conservare la memoria storica di questo luogo», disvela la coppia. Non fanno fatica a farsi rintracciare, però, perché lungo la adiacente via Chiarini, i nomi delle vie sono ben evidenziati dalla cartellonistica verticale. Affacciata sull’antica piazzetta del borgo, c’è la dimora della signora Maria. L’anziana conosce a menadito ogni angolo di quel luogo dove il tempo si è fermato, con i panni stesi, penzolanti dai balconi e le chiacchiere delle donne sedute sotto i porticati, al fresco. Un altro mondo, nostalgico.
La realtà, torna dirompente, alla traversa successiva. Lungo via D’Avalos, la segnaletica di via Ramiro Ortiz, che si immette su piazza Salvo D’Acquisto, è consunta. Dalle lettere in sovrimpressione riemerge una vecchia via da Denominare. Mentre piazza D’Acquisto è indicata su due segnali differenti, uno più vecchio e uno più nuovo, distanti pochi metri l’uno dall’altro. In mezzo ad un groviglio di tubature, tra i cantieri di una casa in ristrutturazione, il coiffeur Pasquale D’Angelo, titolare di Calalù, indica una scolorita targa di via Teofilo D’Annunzio. Dabbasso la lettura non è chiara. Pochi metri più in là c’è Clamorosa bomboniere di Monia Passarelli, che lamenta l’assenza del numero civico sul negozio: «Sono al 115 ma ogni volta, a chi mi cerca, devo spiegare a voce dove mi trovo».