DAI PATTINI AL CRONOMETRO

27 Luglio 2014

L’aquilano Capannolo ha alle spalle una carriera sportiva di tutto rispetto, ora è tecnico

L’AQUILA. Una valigia piena di sogni e di rotelle, specie quando non c’erano i pattini in linea e bisognava attrezzarsi per tutti i tipi di pista e ogni tracciato veniva affrontato con del materiale differente.

Quella stessa valigia, decorata con adesivi rimediati a destra e a manca, che talvolta si riempiva di medaglie di valore. Come nell’estate del 1992, quando arrivò l’oro nell’Americana a squadre, la staffetta classica del pattinaggi a rotelle.

Un successo che ha proiettato Armando Capannolo nell’inner circle degli atleti iridati. Da allora, la sua valigia è sempre stata più utilizzata, attraverso i cinque continenti, Oceania compresa. A Perth, un paio di stagioni dopo è arrivato un importante secondo posto ai mondiali. Successi anche nella 42 chilometri, non solo nella staffetta. Una vera e propria maratona su strada, da fare metro dopo metro, anche se le rotelle aiutano molto più dei rimbalzi delle scarpette da ginnastica.

Successi e piazzamenti importanti collezionati anche in Argentina, in Colombia e su altre piste dell’America latina, dove il pattinaggio a rotelle ha un buon seguito. Tutto questo, sulla scia di una tradizione che all’Aquila ha fatto scuola per anni, almeno fino a quando c’erano le strutture per allenarsi. Anni di incuria hanno messo alla prova impianti simbolo del pattinaggio mondiale, come la pista all’aperto di Santa Barbara e il palazzetto dello sport. E in tutto ciò, il terremoto c’entra poco. Ma questa è un’altra storia.

L’amarcord di Armando Capannolo è fatto di jet lag, tramonti e aperitivi in posti improbabili. Da quel periodo magico sono passati vent’anni. Oggi Armando è un dipendente della Manutencoop, l’azienda che cura – tra le altre cose –gli interventi di supporto tecnico e manutenzione all’interno delle 19 aree del progetto Case, i famosi alloggi antisismici realizzati all’indomani della tragedia del 6 aprile 2009. Ma la sua valigia è ancora lì.

Le rotelle hanno fatto posto a fischietti e cronometri che lo aiutano nella carriera di tecnico, del Cus L’Aquila pattinaggio e della nazionale allievi (ne ha fatto parte dal 2007 al 2010). Un percorso da tecnico che ha contribuito alla formazione di tanti pattinatori in erba, in Abruzzo come altrove. La divisa da tecnico è la stessa di quella da atleta: i colori giallo-nero-verdi del Cus. Gli stessi sfoggiati da Alessia Panella, la sua ragazza. Insieme condividono la passione del pattinaggio a rotelle e per lo sport in generale. Ogni tanto viene da pensare alle avventure di un tempo, quando c’era da fare la spola da una gara all’altra. «Mi sono divertito», ricorda Armando, «ho avuto la possibilità di vedere posti che, forse, mai avrei visto altrimenti e conoscere tante persone, sentire il calore della gente».

Andando in giro capitano situazioni belle da ricordare, come quella volta in Argentina in cui la delegazione azzurra è stata sommersa dall’affetto di centinaia di italiani.«Eravamo a Mar de Plata», ricorda. «È incredibile quanti immigrati o figli di immigrati ci sono. Ogni volta che gli italiani gareggiano si presentano in massa sugli spalti a fare il tifo. Noi siamo stati anche invitati a mangiare da qualcuno di loro. È stata un’esperienza interessante».

Quella atmosfera di amicizia che è parte integrante di una kermesse internazionale.

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