Dai veleni di Bussi ai macelli clandestini Le indagini simbolo

L'AQUILA. Discariche incontrollate, incendi dolosi, sversamenti illegali, inquinamento delle falde acquifere, abusivismo edilizio, avvelenamenti di fauna protetta, balconi costruiti male al progetto...
L'AQUILA. Discariche incontrollate, incendi dolosi, sversamenti illegali, inquinamento delle falde acquifere, abusivismo edilizio, avvelenamenti di fauna protetta, balconi costruiti male al progetto Case post-sisma dell'Aquila. Sono solo alcuni dei fenomeni che hanno visto impegnati gli uomini del Comando regionale per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare dei carabinieri in tutte le sue articolazioni territoriali. Casi sfociati in processi che hanno avuto spesso anche una rilevanza nazionale. Basti citare per tutti la scoperta nel 2007 a Bussi della grande discarica di rifiuti tossici.
Un'attività d'indagine e controllo sul territorio intensa - nonostante la dotazione sempre esigua di risorse umane - che non si è fermata nemmeno durante la fase più stringente dell'assorbimento nell'Arma. A dimostrarlo è, ad esempio, il fatto che da gennaio, in soli tre mesi, sono stati individuati 4 responsabili del reato d'incendio boschivo colposo, a fronte dei 5 individuati nell'intero 2016. Tante le inchieste “pesanti” svolte dai carabinieri forestali negli ultimi tempi in Abruzzo.
In una rapida carrellata vale la pena ricordare quella della fine del 2016 che ha portato a scovare a Capitignano (L'Aquila) un impianto zootecnico di 4.500 suini senza le autorizzazioni ambientali per gestire i liquami: riversati sui terreni agricoli finivano nel rio Mozzano, affluente dell'Aterno. Le prime mosse partirono dal controllo delle matrici inquinanti del fiume, da tempo afflitto dalla Salmonella (che per anni ha impedito agli agricoltori locali d'innaffiare le colture e agli allevatori di abbeverare gli animali). Come non ricordare l'inchiesta “Panta rei” (indagini della Dda dell'Aquila) che tra il 2015 e 2017 ha riguardato traffico di rifiuti con arresti tra Chieti e Pescara, tonnellate di rifiuti liquidi da tutt'Italia sversati nel fiume Pescara?
Singolare anche l'operazione che alcune settimane fa ha portato a individuare una macellazione clandestina nella Marsica, all'interno del Parco nazionale d'Abruzzo. Tutto è nato dal ritrovamento, nel 2014, della carcassa di un Orso Marsicano morto per quello che i carabinieri forestali si sentono di definire «l'unico caso al mondo di tubercolosi bovina di un orso». Un focolaio di tubercolosi bovina proveniva dal laboratorio clandestino di macellazione; si attendono altri sviluppi sul fronte della regolarità dei contributi pubblici. Fondamentale, inoltre, il contributo dato dai militari del Gruppo di Pescara alle indagini svolte dal 2014 al 2016 sulla ricostruzione post-sisma di Bussi sul Tirino (innumerevoli, d'altra parte, le indagini sul fronte sisma, ad esempio sulla indebita percezione dei contributi per l'assistenza alla popolazione), che hanno portato a emettere 7 custodie cautelari per i reati di associazione a delinquere e corruzione e al sequestro di 300mila euro (si allunga proprio in queste ore la lista delle presunte irregolarità). E Pochi giorni fa a Rocca San Giovanni (Chieti) sono state sequestrate due fosse Imhoff che erano bypassate dagli sversamenti di un agglomerato urbano di 200 famiglie e strutture commerciali. (m.g.)
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