Dal calcio alla trincea contro il Covid 19

25 Marzo 2020

Montanaro è infermiere a Piacenza: non siamo eroi, facciamo il nostro dovere

BUCCHIANICO. «La cosa che più mi ha colpito è che ci sono tanti giovani ricoverati. Qualcuno, purtroppo, non ce la fa. Non è vero che il coronavirus colpisce solo le persone anziane. Restate a casa, fate attenzione». Massimiliano Montanaro, 28 anni, originario di Casalincontrada, è un centrocampista del Bucchianico (Promozione) ma oggi è soprattutto un infermiere che presta servizio in terapia intensiva all'ospedale di Piacenza, una delle prime città d'Italia ad essere dichiarata zona rossa dopo la Lombardia. Il 1° marzo Montanaro ha giocato l'ultima partita col Bucchianico, poi è arrivata la chiamata dalla zona rossa. Dal campo di calcio al lavoro in corsia. Una sfida sicuramente più impegnativa, la partita più difficile da vincere contro il Covid-19, un nemico invisibile ma letale che ha messo in ginocchio l'Italia e mandato al collasso il sistema sanitario nazionale. «Mi sono laureato nel 2017 in Infermieristica a Chieti, poi ho lavorato in una casa di cura per anziani e ho vinto il concorso della Asl», racconta l'esterno rossoblù. «Ero in graduatoria e giovedì scorso è arrivato il mio turno. Mi hanno chiamato da Piacenza, ho fatto le valigie e sono partito. Ho paura, ma non potevo rifiutare». Sono bastati pochi giorni di lavoro e turni massacranti per entrare nell'inferno della zona rossa e toccare con le proprie mani l'emergenza sanitaria. «Io lavoro in terapia intensiva 2», spiega Montanaro, «qui arrivano i pazienti positivi al Covid-19 che hanno insufficienza respiratoria e che sono stati stabilizzati in terapia intensiva 1 e ora devono essere intubati. Quanti ricoveri ci sono al giorno? Ho perso il conto, arriva un paziente dopo l'altro. Molti sono giovani. I reparti sono stati riconvertiti in terapia intensiva ed è stato realizzato anche un ospedale da campo con 40 posti letto. I turni sono massacranti», aggiunge l’infermiere. «Non ho nemmeno il tempo di chiamare mia mamma. Durante il turno non possiamo bere, mangiare e andare al bagno. Basta il minimo errore per essere contagiati. La cosa bella è l'unione del personale sanitario. Ci aiutiamo e diamo forza a vicenda. Non chiamateci, però, eroi o angeli. Noi facciamo solo il nostro lavoro. Una cosa è certa: siamo sottopagati per i rischi che corriamo».
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