Dal carcere al ring la vita in chiaroscuro della “pantera nera”

Arrestato nel 2010, era tornato da poco a combattere Papà da un mese, doveva disputare un incontro a Parigi
PESCARA. Era diventato papà solo da un mese, il 33enne gambizzato ieri a Rancitelli che stava cercando il riscatto attraverso la boxe. Una passione portata avanti nella palestra in Vestina a Montesilvano dove Emanuel Zuanel era tornato da alcuni anni ad allenarsi e dove in questo periodo continuava a incrociare i guantoni in vista di un incontro a Parigi. Ma, ieri, il destino del giovane si è di nuovo capovolto perché Zuanel, la “pantera nera” della Pugilistica Di Giacomo, è stato raggiunto da tre colpi di arma da fuoco alle gambe.
Una storia, quella del giovane sudamericano d’origine ma pescarese d’adozione, fatta di chiaroscuri, iniziata sul ring e naufragata nel carcere per poi pentirsi, chiedere scusa e ritentare la strada della salvezza con la boxe. La carriera di Zuanel si era interrotta nel 2010 quando il professionista era stato arrestato con l’accusa di aver sparato due colpi di pistola davanti alla casa della sua ex fidanzata e di aver ferito, durante una colluttazione, la ragazza, la madre e il padre. Il 27 ottobre 2013 il pugile aveva lasciato il carcere e nel dicembre dello stesso anno aveva raccontato la sua storia anche in una trasmissione di Raidue, riconoscendo i suoi errori e dicendosi pronto a cambiare aiutato dalla sua grande passione, la boxe, e da una nuova relazione.
«Ho sbagliato e ho pagato nella vita, ma ho un gran voglia di riscatto», aveva detto al Centro il pugile professionista che, dopo Natale, era tornato sul ring nel palasport dei Gesuiti nella categoria dei Supermedi (kg.76). «Ho sognato tante volte questo momento e spero di vivo cuore di non deludere le aspettative», aveva raccontato emozionato. «Tutti nella vita possono sbagliare, ma l’importante è non farlo più. Anche in carcere ho riflettuto tanto», aveva aggiunto ancora.
Sudamericano d’origine ma da sempre a Pescara, Zuanel era stato campione dei Superwelter a 17 anni e l’anno successivo il pugile aveva vestito la divisa della nazionale azzurra di pugilato. Nel 2002 il giovane pugile era diventato professionista nella categoria supermedi vincendo i primi match. Nel 2006, Zuanel aveva perso ai punti il titolo contro Luca Tassi e, nel frattempo, a causa delle difficoltà economiche, aveva iniziato a lavorare in una carrozzeria di Pescara fino all’arresto per quei colpi di pistola davanti casa della sua ex fidanzata e con l’accusa di aver ferito durante una colluttazione la ragazza, la madre e il padre.
Poi, tre anni di buio, con il pugile che finisce in carcere che lascia il 27 ottobre 2013 per riprendere a combattere. Zuanel si allenava nella blasonata palestra di Luciano e Lorenzo Di Giacomo, gli allenatori che erano diventati una presenza costante nella sua vita e un punto di riferimento. «Mi sono stati sempre vicini, mi hanno dato tranquillità», diceva poco tempo fa il giovane. Ieri pomeriggio, la vita del pugile è di nuovo cambiata e Zuanel è adesso ricoverato dopo essere stato gambizzato. (p.au.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

