Dal delitto Marziani a Rigopiano: gli indizi e le prove in una mostra

Nell’esposizione “Frammenti di storia” organizzata dalla polizia il materiale raccolto dalla Scientifica sui più importanti fatti di cronaca avvenuti in Italia e in Abruzzo. Si può visitare fino a mercoledì
PESCARA. Impronte, fotografie, immagini dei sopralluoghi. Nella mostra “Frammenti di storia” che si è aperta ieri negli spazi della fondazione Pescarabruzzo (in corso Umberto), alcuni momenti salienti dell’Italia dal 1898 ad oggi vengono raccontata con una chiave di lettura singolare. Ed è quella della polizia scientifica, che si è occupata dei fatti drammatici della storia del paese, come la strage di piazza Fontana del 1969, l’attentato di piazza della Loggia e la strage dell’Italicus del 1974, il sequestro e il ritrovamento di Aldo Moro, e quindi la strage di Bologna e quella di Ustica del 1980.
E poi, ancora, in mostra c’è il materiale sui delitti del mostro di Firenze, sugli omicidi di Chinnici, Cassarà e dei giudici Falcone e Borsellino con le rispettive scorte. C’è anche un pezzo di Abruzzo: tra i pannelli in esposizione ci sono quelli che riguardano la banda Battestini che fu protagonista di 114 rapine e due omicidi tra Abruzzo e Marche, nonché l’omicidio della gioielliera Adelaide Marziani, rimasto insoluto, e quello di Domenico Rigante. Nel primo caso la Scientifica trovò nel negozio di San Donato delle tracce, l’arma del delitto e alcune orme, le cui foto sono riportate nell’esposizione. Dopo l’omicidio dell’ultrà del Pescara, invece, la Scientifica esaminò l’appartamento dove era avvenuto il delitto e la Fiat 500 usata per raggiungere quel posto e per andare via, ottenendo significativi elementi di prova. E anche in questo caso le foto possono essere studiate negli spazi della fondazione. C’è anche un pannello su Rigopiano visto che la ricerca dei dispersi, dopo la valanga che ha travolto l’hotel di Farindola, è avvenuta con un geo-localizzatore sofisticato e un localizzatore di cellulari. Tecnologie d’avanguardia che accompagnano la Scientifica di oggi e fanno riflettere sui grandi passi avanti compiuti dalla nascita (nel 1903) ad oggi, e fanno ripensare al suo fondatore, Salvatore Ottolenghi, ricordato ieri, prima del taglio del nastro, dal direttore della polizia scientifica Fausto Lamparelli e dal vice capo della polizia Vittorio Rizzi che hanno affiancato il questore Francesco Misiti, promotore della mostra che rimarrà aperta fino al 10 e serve a far conoscere ai cittadini «le metodologie usate per le investigazioni», ha detto proprio Misiti. «Qui c’è la storia dei poliziotti, di un ufficio strategico, la storia dei nostri archivi e di alcuni fatti tragici raccontati durante il servizio ordinario del nostro personale in 116 anni di vita della Scientifica», ha fatto notare Lamparelli sottolineando che «una società senza memoria del passato non può avere futuro». I cambiamenti sono stati epocali, d’altronde la Scientifica «è figlia dello stato dell’arte della tecnologia» ha commentato Rizzi. E tra i traguardi raggiunti c’è la certificazione delle procedure seguite: il che vuol dire blindare le prove in vista della fase processuale.
Ieri, a margine della mostra, la consegna di riconoscimenti a due ex responsabili della Scientifica di Pescara, Mario Di Giacomo e Carlo Galassi. (f.bu.)

