«Dal giro della criminalità si può uscire»

Don Manganiello, parroco di Scampia, ha incontrato gli studenti dell’Alberghiero e del Comprensivo 4
PESCARA. «Gli irrecuperabili non esistono, ed è questa la convinzione che ha mosso il mio impegno su Scampia. Convinzione che ogni giorno mi spinge a lavorare per cambiare Napoli, come Borsellino voleva cambiare Palermo». Sono le parole pronunciate da don Aniello Manganiello, il parroco di Scampia che ha incontrato gli studenti dell’istituto alberghiero De Cecco e dell’Istituto comprensivo Pescara 4 per presentare il suo volume «Gesù è più forte della camorra», nell’ambito del 23esimo Premio nazionale Paolo Borsellino. «Gesù vince sempre sulla camorra attraverso decine di storie di convertiti», ha detto, «c’è Davide, faceva il pusher a Milano e oggi è volontario in parrocchia, animatore della messa; c’è un ex boss del cartello di Secondigliano, che guidava una ventina di scagnozzi, e oggi è un onesto lavoratore. Sono storie vere, che raccontano che chiunque può uscire dal giro della criminalità, basta volerlo».
Presenti la dirigente dell’Ipssar De Cecco Alessandra Di Pietro, la dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo Pescara 4 Daniela Morgione, il presidente del premio letterario Parco Maiella Antonio Di Marco e Daniela Puglisi dell’Ufficio scolastico provinciale.
«Questo incontro», ha spiegato la preside Di Pietro, «è parte di un percorso di costruzione della cultura della legalità fatta di pensieri e di concetti elevati che vanno sperimentati nel tempo attraverso il dialogo e il confronto con i testimoni della legalità, ovvero coloro che con la propria azione, con il proprio lavoro, quotidianamente combattono una guerra difficile contro la sub-cultura dell’illegalità, superando gli interessi personali, l’indifferenza, la rassegnazione».
Ha poi preso la parola don Aniello. «Quando vedo che negli anni Ottanta chi si impegnava nel volontariato era il 60 per cento dei giovani, e oggi appena il 4 per cento», ha affermato, «vuol dire che dobbiamo farci un esame di coscienza». Sul rapporto anomalo dei camorristi nei confronti della chiesa, Don Aniello ha poi aggiunto: «La loro è una religione pagana, una religione dell’immagine, e un modo per tranquillizzare la propria coscienza e avere una sorta di dimensione esorcistica del male. Nel libro parlo di Ciro, un boss, al quale avevo proposto un percorso di conoscenza del Vangelo dinanzi al quale si è tirato indietro con la complicità di qualche altro parroco che ha vanificato i miei sforzi».

