DAL PRIMO ALL’ULTIMO BACIO

7 Luglio 2014

SEGUE DALLA PRIMA. Si vide nascere, tutto umido di sua madre, riprovò l'abbraccio e le labbra estenuate di lei sulla testa deformata dal passaggio stretto nel canale del parto. Erano i primi baci,...

SEGUE DALLA PRIMA. Si vide nascere, tutto umido di sua madre, riprovò l'abbraccio e le labbra estenuate di lei sulla testa deformata dal passaggio stretto nel canale del parto. Erano i primi baci, che non sapeva restituire, ancora intento alla conquista dell'aria, a suon di vagiti. Dopo, negli anni, ne aveva ricevuti molti da lei, infiniti, sempre preceduti e accompagnati da quell'odore di mamma che si avvicinava come una nuvola buona e lo prendeva dentro. Anche lui spesso le schioccava la bocca appiccicosa sul viso sorridente, l'unico con cui scambiava effusioni così intime. Se altri che non fossero i genitori tentavano e riuscivano a baciare il bimbo timido che era, si voltava di tre quarti, per educazione, e si puliva con cura la guancia passandoci due o tre volte il polsino della camicia.

Più tardi vennero nuove labbra, quelle sanguigne e vogliose del suo primo amore, schiuse nell'attesa. Si rivide la mattina davanti alla scuola, con lei appoggiata di schiena all'intonaco scrostato, gioiosamente costretta tra quel muro e il corpo di giovane maschio aderente. Si baciavano francese fino all'ultima campanella, sotto lo sguardo scandalizzato e subito distolto dell'anziana che passava per andare a comprarsi il pane in piazzetta. Doveva essere davvero molto innamorata, la ragazza di cui curiosamente non sapeva più il nome, per gustarselo così anche quando lui aveva dimenticato di lavarsi i denti, nella fretta di uscire a incontrarla.

Dopo di lei conobbe varie bocche di donna, ma nessuna lo impressionò come la prima, così accogliente, lingua e anima. Fino al termine della loro storia di una sola stagione, l'aspirante ragioniera si ostinò in una ragionata ritrosia nei confronti dell'atto sessuale esplicito, giustificando i reiterati dinieghi con motivazioni fantasiose e inconsistenti, ma si mantenne libera e sfrenata nello scambio orale con lui, dal primo all'ultimo giorno.

Un'estate di quegli stessi anni arrivò nella comitiva un ragazzo nuovo, parente di qualcuno del posto. Li raggiungeva nel tardo pomeriggio in un campetto fuori le mura, dove si trovavano a giocare a pallone. Era minuto e aggraziato, troppo per il loro ruvido calcio spontaneo. Nelle pause il suo sguardo indugiava a volte sui petti sudati dei compagni, se c'era troppo caldo restavano a torso nudo.

Una sera si avviò zoppicando verso la casa che lo ospitava, si era distorto un po' la caviglia. Lui gli offrì un passaggio sulla canna della bicicletta e quello accettò subito, felice. Scese a malincuore davanti al portone e gli stampò un breve ma significativo bacio sulle labbra stupite e poi un secondo, più umido e prolungato, prima di scappare via saltellando su un solo piede. Non si fece più vedere.

Continuando a setacciare i ricordi trovò preziosi i baci dati al figlio piccolo, sulla testa di pane fragrante, uguali a quelli che aveva ricevuto lui nella preistoria della sua vita. E dopo avrebbe cercato ancora altri baci nella memoria, ma il mare sotto la sua schiena stava tornando agitato, o forse era un letto, che lo scuoteva tutto.

Di nuovo ebbe fame d'aria e allungò il collo in uno spasmo doloroso per raggiungerla dov'era, l'aria, sempre più lontana, fuggita troppo in alto, verso un soffitto o un cielo. Poi ogni singolo movimento del corpo si arrestò nel grumo di un istante definitivo e sentì solo un bacio terminale sulla fronte, ma non seppe più di chi era.

Al mio amico I

Donatella Di Pietrantonio

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