Dal Venezuela a Pescara dopo arresto e torture

PESCARA. Occhi lucidi. Mentre ripercorre gli ultimi cinque anni della sua vita, la voce si rompe più volte. Giuseppe Di Fabio, ex consigliere comunale di Maneiro, nell’isola di Margarita, dove il...
PESCARA. Occhi lucidi. Mentre ripercorre gli ultimi cinque anni della sua vita, la voce si rompe più volte. Giuseppe Di Fabio, ex consigliere comunale di Maneiro, nell’isola di Margarita, dove il padre Sabatino emigrò negli anni '50, è l'unico politico abruzzese arrestato in Venezuela. Originario di Corvara, il 32enne di Voluntad Popular, lo stesso partito del presidente ad interim Juan Guaidò, nel febbraio 2014 è stato arrestato dal regime chavista con l'accusa di aver fomentato una protesta politica a Margarita, nonostante quel giorno, come dimostrato anche dai biglietti aerei, Di Fabio non fosse sull'isola. La carcerazione, durata venti giorni, si è interrotta grazie all'intervento del governo italiano dopo le interrogazioni presentate, all'allora ministro degli Esteri Emma Bonino, dai parlamentari abruzzesi dell'epoca, Vittoria D'Incecco alla Camera e Antonio Razzi al Senato, sollecitati dal giornalista abruzzese Pierluigi Spiezia. È stato lui, in parallelo, ad avviare una ricerca all'interno della comunità venezuelana della regione, per rintracciare i familiari e poi l'uomo. Da allora Di Fabio è libero ma con obbligo di firma in polizia. Nei primi giorni di settembre è fuggito dal Venezuela, portando a Pescara la moglie e le due figlie, ma rischia un mandato di cattura internazionale. «Sono stati giorni bui, di violazione dei diritti umani», ha raccontato ieri Di Fabio durante un incontro in Comune con il sindaco Carlo Masci, gli ex parlamentari D'Incecco e Razzi, l'ex consigliere regionale e componente del Consiglio regionale abruzzesi nel mondo(Cram) Ricardo Chiavaroli e Spiezia. Presenti anche numerosi venezuelani residenti nel Pescarese. «Mi hanno arrestato, senza alcun ordine di cattura, solo perché esortavo le persone a scendere in strada per lottare per la propria libertà. In prigione, in una piccola cella con sei persone, dove ci davano da mangiare un uovo al giorno, mi hanno sottoposto a torture fisiche e soprattutto psicologiche. Grazie alla pressione del governo italiano mi hanno liberato. Oggi voglio far sapere al mondo intero che Maduro è un dittatore e che deve andare via».
«Questa vicenda è l'emblema di quanto sta accadendo in Venezuela», ha commentato Masci. «Di Fabio ha avuto problemi con la giustizia a causa di un'ingiustizia. Parlandone vogliamo servire una causa importante: riportare il Venezuela a essere un Paese libero, dove ciascuno ha il diritto di esprimersi». Un appello al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, è giunto dall'ex consigliere Chiavaroli «a non essere neutrali, rivendicare il diritto di ingerenza ed entrare in Venezuela con i mezzi non violenti, gli aiuti, l'informazione, per difendere quel Paese, riportare la democrazia e tutelare gli italiani».

