Dall’Eritrea a Pescara: così mi sono laureato

24 Marzo 2024

La storia del 38enne Naizghi, accolto dalla Caritas grazie al programma universitario per i rifugiati

PESCARA. Accolto sul territorio dalla Caritas diocesana Pescara – Penne, grazie al programma corridoi universitari del progetto Unicore, l’11 marzo scorso, esattamente dieci anni dopo aver lasciato il proprio paese, il 38enne Tesfalem Naizghi, eritreo, ha conseguito la laurea magistrale in “Economics and behavioral sciences", alla facoltà di Economia dell’Università D’Annunzio con la tesi sull’Eritrea dal titolo “Tra fortezza e cosmopolitismo”. «Ringrazio chi mi ha concesso questa grande opportunità», dice. «Ricordo come, l’11 marzo 2014, fui costretto a lasciare il mio Paese per intraprendere una nuova e difficile vita piena di ostacoli e incertezze. E adesso, dopo dieci anni esatti, sono riuscito a chiudere un cerchio». Ora vive a Pescara, ma la sua prossima tappa è l’Australia, dove raggiungerà moglie e figlio.
Perché ha deciso di lasciare il suo paese?
«A settembre 2021 sono arrivato in Italia con un percorso educativo sicuro in Europa, grazie all’iniziativa associata conosciuta come il corridoio per i rifugiati. Fortunatamente non ho seguito percorsi irregolari, come molti connazionali. In Eritrea mi sono laureato in Economia e ho avuto l’opportunità di lavorare nel mio Paese per circa sei anni. Ho però pensato di poter aspirare a una vita migliore. Così ho lasciato la mia città nel 2014. Nello stesso anno sono tornato all’università, dove ho studiato Marketing manageriale nel nord dell’Etiopia e l’8 luglio 2017 ho conseguito la mia seconda laurea. Ho lavorato fino a quando non si è presentata l’opportunità d’oro di arrivare in Italia».
Le piace Pescara?
«Sì, ho incontrato persone che hanno condiviso con me il percorso di studi. Per me Pescara è molto simile alla mia vecchia città di Massaua in Eritrea, dove ho lavorato prima di partire. Pescara, però, è di gran lunga più sviluppata».
Le manca il suo Paese?
«Certo, mi manca molto. Una persona dovrebbe vivere nel proprio paese. Non ha importanza quanto abbia studiato o dove si trovi, quanto guadagni. Un emigrato sente sempre la mancanza del proprio paese, della famiglia d’origine e della propria cultura».