Dall’odio all’appello per la pace

8 Febbraio 2017

Lo choc del primo febbraio e gli sciacalli. Una settimana terribile per la città

VASTO. Dall’odio agli appelli per la pace. La morte di un ragazzo di soli 22 anni ha sconvolto la città. Un altro giovane di 33 anni è rinchiuso in carcere e sta molto male. Vasto ha vissuto sette giorni terribili.

1 FEBBRAIO Quattro colpi in sequenza scuotono la città. Tre proiettili vanno a segno. L’odio covato per mesi contro chi gli aveva portato via la sua ragione di vita, la moglie Roberta, esplode all’improvviso. In un tranquillo pomeriggio d’inverno Fabio Di Lello, 33 anni, dopo aver incontrato Italo D’Elisa, di 22 anni, lo fredda con una pistola calibro 9. Poi va al cimitero dalla moglie, lascia la pistola in una tomba vuota. E si lascia arrestare.

2 FEBBRAIO È il giorno dello sgomento. La città prende coscienza della tragedia che ha distrutto tre famiglie: i Di Lello che dopo aver assistito per 7 mesi al dolore del figlio lo hanno visto trasformarsi in giustiziere, fino a distruggere la propria vita. È distrutta la famiglia di Roberta Smargiassi che dopo aver perso la figlia ha perso anche il genero."«Roberta non avrebbe voluto», continua a ripetere piangendo il padre della sfortunata donna. Ed è distrutta la famiglia D’Elisa. «Italo era un ragazzino che soffriva tantissimo e stava male», ripetono i genitori Angelo e Diana. Ma è anche il giorno della polemica. Il vescovo punta il dito contro la giustizia a suo dire lenta. La Procura risponde che la giustizi aveva fatto il suo corso in soli 7 mesi.

3 FEBBRAIO Perché è successo? Spuntano fuori presunti informatori. Forse istigatori. La difesa e la parte civile danno vita a un vivace botta e risposta, mentre la città viene cinta d’assedio da tv e giornalisti. I protagonisti della dolorosa vicenda non hanno pace. Neppure davanti alla salma di Italo che torna a Vasto. «Non è il momento per il perdono», dice la famiglia D’Elisa. Né per Fabio Di Lello, né per il misterioso informatore che il giorno dell’omicidio indicato all’omicida dov’era Italo D’Elisa. Sui social nascono nuovi siti pieni di odio.

4 FEBBRAIO «Basta odio.Usciamo dai social», è la preghiera che fa don Antonio Totaro, parroco della chiesa della Madonna del Sabato Santo alla famiglia D’Elisa durante la funzione funebre. Alla messa è presente il fratello di Roberta Smargiassi. La famiglia Di Lello fa sapere che con il cuore è ai piedi della bara di Italo. I genitori di Fabio non se la sentono di partecipare ai funerali. Anche loro sono distrutti.

5 FEBBRAIO Novità choc dalle famiglie. La mamma di Fabio rivela che Roberta la sera in cui è morta aveva appena scoperta di aspettare un bambino. Voleva festeggiare la notizia con i suoceri e la sua famiglia. Quella creatura sarebbe venuta al mondo in questi giorni. Gli sciacalli del web non si fermano. L’avvocato della famiglia D’Elisa non esclude denunce.

6 FEBBRAIO Il monito di Bruno Forte viene raccolto dalla famiglia di Italo D’Elisa.«La vendetta non è giustizia», dice monsignor Forte. «Perdonare è la vera risposta al male subito. La sola capace di rendere migliore la vita di tutti».

7 FEBBRAIO Angelo e Diana D’Elisa hanno deciso di perdonare. Basta denunce. Basta odio. Al fratello di Italo vogliono insegnare che non è con l’odio e le guerre giudiziarie che si diventa vincitori. Sono disperati, nessuno potrà ridare loro il figlio. Ora chiedono solo che svanisca la curiosità morbosa che condiziona le loro vite. È il momento della riservatezza e della pace. (p.c.)