Dall’odissea in mare alla vita: oggi in Abruzzo 161 migranti

C’è attesa a Ortona dopo i salvataggi di Emergency: tra i superstiti 52 bimbi senza genitori
ORTONA. Hanno trascorso giorni alla deriva in mare aperto, stipati su un gommone o su natanti in ferro di pochi metri, in balìa delle onde del Mediterraneo e con i motori in avaria, senza acqua né cibo, ma con la speranza di costruire una nuova vita lontana da guerre e persecuzioni. Un sogno che si è riacceso sabato, quando i 161 naufraghi sono stati messi in salvo in tre operazioni di soccorso dall’equipaggio della nave Life Support di Emergency, iniziando così il nuovo viaggio verso il porto di Ortona, assegnato dalle autorità italiane in base al principio della rotazione voluto dal Viminale. Lo sbarco è atteso oggi alle 15 alla banchina Nuova nord, ma secondo le ultime notizie potrebbe essere rallentato di un paio d’ore a causa del previsto peggioramento delle condizioni atmosferiche.
IL VERTICE IN PREFETTURA
La macchina dell’accoglienza è in moto da giorni: da quando sabato mattina è arrivato l’avviso dell’arrivo della nave dell’organizzazione non governativa battente bandiera panamense. I 161 migranti (26 donne, di cui 3 incinte, 74 uomini, 52 bambini senza genitori e altri 9 minori accompagnati), quattro volte di più del primo sbarco avvenuto circa un mese fa, unito alle ipotetiche condizioni meteo non favorevoli, hanno reso opportuno adottare un modello organizzativo differente. I dettagli sono stati concordati ieri mattina durante il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal prefetto di Chieti Mario Della Cioppa. In sostanza sono stati predisposti due punti logistici: uno in banchina per il primo ristoro e il secondo nel palazzetto dello sport di Villa Caldari, messo a disposizione dal Comune di Ortona, dove saranno identificati e rifocillati in attesa del trasferimento nei centri di accoglienza delle province abruzzesi o nelle strutture specializzate dedicate ai minori che dovranno essere individuate dal ministero dell’Interno e comunicate in un secondo momento. Al vertice hanno partecipato tutte le autorità territoriali coinvolte nell’organizzazione dei soccorsi: il questore di Chieti Francesco De Cicco; il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Alceo Greco; il tenente colonnello Emiliano Sessa per la Guardia di finanza di Chieti; Dario Pompilio per il comando provinciale dei vigili del fuoco; il comandante della Capitaneria di porto di Ortona, Francesco Scala; il presidente della Provincia Francesco Menna; il sindaco di Ortona, Leo Castiglione; il responsabile del 118 Adamo Mancinelli e il coordinatore infermieristico Michele Cozza; Silvio Liberatore e Morena Serafini per l’agenzia regionale di Protezione civile; Maria Assunta Capuani per l’Ufficio di sanità marittima, aerea e di frontiera (Usmaf) di Pescara; il Roan di Pescara; il presidente del comitato locale della Croce rossa Massimo Montebello; i medici della Asl di Chieti e il referente dell’autorità di sistema portuale.
L’ACCOGLIENZA A TERRA
In base a quanto reso noto dal Prefetto, è previsto un primo screening sanitario e i successivi controlli, sia a bordo che a terra, direttamente nel porto subito dopo l’attracco. In contemporanea saranno distribuiti generi di conforto. «Esaurite velocemente queste fasi, salvo situazioni sanitarie che impongono il ricovero immediato nelle strutture ospedaliere», spiega Della Cioppa, «i profughi saranno trasportati per tutte le fasi procedurali successive (identificazione, ristoro, ripartizione per il trasporto nei centri di accoglienza) nel palazzetto di Villa Caldari». Gli screening sanitari preliminari si svolgeranno a bordo, una volta che la nave sarà attraccata alla banchina nord, grazie al personale medico Usmaf. Successivamente i migranti saranno fatti scendere a terra «dando priorità a infermi, donne in gravidanza e minori», dice il prefetto, «accolti in una prima area di accesso adibita all’assegnazione di un braccialetto di riconoscimento e a un primo foto-segnalamento». Ulteriori controlli sanitari con medici, infermieri, ma anche psicologi, assistenti sociali e mediatori culturali ci saranno nell’area del porto riscaldata allestita dalla Croce rossa e dalla protezione civile. Solo al termine di queste procedure saranno trasferiti con i pullman a Villa Caldari. «Qui», aggiunge il sindaco Castiglione, «si procederà con la distribuzione di cibo e abiti. Per il cambio dei vestiti i migranti accederanno agli spogliatoi del palazzetto».
LE TESTIMONIANZE
Drammatico il racconto delle donne soccorse in mare. «Pensavo», dice una giovane mamma di una coppia di gemelli di 2 anni della Costa d’Avorio, «se succede qualcosa ai miei bambini non me lo perdonerò mai. Siamo stati per tre giorni in mare alla deriva perché il motore non funzionava più. Avevamo finito il cibo e l’acqua. A bordo eravamo immersi nel gasolio, nelle urine, negli escrementi, nel vomito. I più piccoli piangevano senza sosta». «Ho vissuto 5 anni in Tunisia, lavorando onestamente fino a quando non è diventato un luogo davvero pericoloso», racconta un’altra donna di 40 anni, «la popolazione locale ha iniziato a lanciarci pietre per strada, a minacciarci con armi per prenderci soldi e telefoni, a incendiare le nostre case, a non pagarci più a lavoro o a licenziarci dal giorno alla notte. La legge in Tunisia non è uguale per tutti, non vengono rispettati i diritti umani».
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