Dalla sanità all’Aca, Toro è il nuovo capo

Il manager guiderà l’azienda dell’acqua con Velluto (vicino a Teodoro) e Brandelli. Protesta il centrodestra: faremo ricorso al Tar
PESCARA. È un manager che gestisce una società farmaceutica da 176 milioni di fatturato all’anno il nuovo capo dell’Aca. Si chiama Luca Toro, pescarese di 46 anni, il presidente dell’azienda dell’acqua. Il dirigente aziendale appassionato di sport – nel 2013 ha completato anche l’Ironman di Francoforte – è stato eletto ieri mattina da 37 amministratori, quasi tutti di centrosinistra. L’assemblea dei soci dell’Aca ha scelto anche due componenti del cda: Mirco Velluto, commercialista pescarese e revisore contabile, 44 anni, con un passato da coordinatore cittadino della Lista Teodoro, e Giovanna Brandelli, ingegnere chimico di 42 anni di Spoltore.
Dopo i tre anni dell’amministratore unico Vincenzo Di Baldassarre, l’avvocato pescarese esperto di diritto amministrativo che ha condotto l’ente al concordato a fronte di oltre 100 milioni di debiti, l’Aca torna al cda. Un cda tecnico. E senza aumento di spese: in tre, Toro, Velluto e Brandelli, percepiranno lo stesso stipendio di Di Baldassarre, circa 2.400 euro al mese (40 % il presidente e 30% a testa gli altri due membri del cda).
Il voto di ieri, però, non ha chiuso la polemica politica. Anzi, potrebbero esserci degli strascichi. Al momento dell’elezione, i sindaci del centrodestra hanno abbandonato la sala della sede di Confindustria in via Raiale: una protesta contro il ritorno al cda. Per il centrodestra, tornare al cda è «illegittimo»: sarebbe vietato dalla nuova legge Madia sul riordino delle aziende pubbliche, entrata in vigore lo scorso 23 settembre. E su questo esiste anche un parere legale sconfessato dagli amministratori di centrosinistra: l’Aca ha chiesto all’avvocato Costantino Tessarolo di pronunciarsi su amministratore unico o cda e, il 5 ottobre scorso, il legale ha scritto: «La norma che prevede che le società a controllo pubblico sono amministrate da un amministratore unico è immediatamente applicabile e non ammette, allo stato, alternative». Non è così per il centrosinistra che, con l’appoggio del Comune di Montesilvano di centrodestra, ha votato per il cda. Ora, la battaglia si sposterà al Tar: «Presenteremo ricorso per riaffermare il rispetto delle regole e dare quella giustizia ai cittadini che dei sindaci poco responsabili hanno negato», hanno promesso i sindaci di Chieti, Arsita, Atri, Bisenti, Cappelle sul Tavo, Casalincontrada, Catignano, Civitella Casanova, Collecorvino ed Elice.
«Un nuovo corso, è quanto abbiamo chiesto e ottenuto», ribattono i 37 favorevoli, «abbiamo condotto una battaglia politica per un cambio di passo ai vertici dell’Aca. La pagina che si è chiusa ieri rappresenta un esempio di buona politica: una politica che sceglie sulla base delle competenze. Mai più depuratori malfunzionanti, condotte malmesse, disservizi, conti dell’azienda in disordine». «Soddisfatto» anche il segretario cittadino Pd Moreno Di Pietrantonio: «Ora l’obiettivo è migliorare la depurazione».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

