Dalle carni ai profumi la tradizione è Fedele

9 Dicembre 2016

A un anno dall’inaugurazione di via Raiale, tanti nuovi progetti

PESCARA. Dalla carne ai profumi, agli arrosticini di black angus e prossimamente anche vegani. Da trentatrè anni la Ilca Carni, della famiglia Fedele, è un’azienda in evoluzione.

Si espande nei punti vendita, si rinnova nei marchi e nel packaging, punta all’innovazione dei prodotti e a nuovi settori strategici di marketing, catering e grande distribuzione, ma resta sempre “fedele” alla tradizione e ai principi dei padri fondatori, Davide, Franco e Aldo Fedele, 75 e 72 anni, molto conosciuti nel mondo sportivo per avere guidato la Pescara calcio in serie A negli anni d’oro di Giovanni Galeone e Pietro Scibilia.

Figli dell’ autista Mario e della casalinga Pasqualina, cresciuti nel quartiere San Donato, i tre fratelli, sin da giovanissimi, producevano carni e la commercializzavano anche nella macelleria di famiglia di via Croce. Finchè un giorno, il 19 marzo 1983, il sogno imprenditorale di una “Industria Lavorazione Carni Abruzzo” (Ilca) diventa realtà e nasce lo stabilimento di via Raiale, dove dallo scorso anno, accanto ai laboratori di macellazione, è aperto anche uno spaccio per la vendita al pubblico di carni selezionate italiane (Abruzzo, Toscana, Veneto e Piemonte) e straniere (Stati Uniti, Australia, Giappone, Argentina), oltre ad una vasta varietà di formaggi. L’ultimo brand è Rusti’, l’arrosticino in versione ovino e black angus.

Dopo la scomparsa di Davide, quattro anni fa, a causa di una malattia, gli assetti di famiglia sono cambiati, con le nuove generazioni al timone. Oggi, a guidare l’azienda sono Stefano e Christian 38 e 40 anni, figli di Davide (padre anche di Vittoria, 14 anni) insieme a Ivan, figlio di Franco e fratello di Lara. Oltre alla storica sede della zona industriale, spalmata su una superficie di oltre 2700 metri quadrati, Ilca si compone di tre punti vendita: due a Montesilvano, in corso Umberto e uno in via dei Bastioni a Pescara, con 38 dipendenti, un fatturato di 16 milioni di euro l’anno e migliaia di clienti provenienti anche da Marche, Molise e Lazio. Le signore di famiglia, a cominciare dalla capostipite Lina Sarno (appartenente all’omonima azienda dei giocattoli), insieme a Valentina Del Biondo di Pescara, moglie di Stefano e mamma di Thomas, Samuel e Mathias di 9 e 6 anni e 4 mesi; e Manuela Armellani di Montesilvano, moglie di Christian e madre di Davide, Beatrice e Ginevra di 15,11 e 3 anni, hanno avuto il fiuto di gettarsi in una impresa tutta al femminile: la boutique del profumo Desaar (acronimo dei cognomi delle fondatrici) di via Carducci è una loro creazione, nata qualche mese fa, dalla comune passione per le fragranze di Profumum Roma, 34 declinazioni di profumazioni.

Stefano Fedele, com’è cambiata la Ilca carni in 33 anni e quali sono gli obiettivi futuri?

«La nostra è tra le più importanti del centro Italia, fondata dagli zii Franco e Aldo e da mio padre Davide, che ci ha lasciato una grande eredità ma anche immense responsabilità che cerchiamo di onorare ogni giorno insieme a mio fratello Christian e mio cugino Ivan. Dopo la morte di papà abbiamo avuto un attimo di sbandamento emotivo, ma poi siamo ripartiti più forti di prima. Non ce l’avremmo fatta se non avessimo il sostegno di zio Aldo e zio Franco. Loro, che hanno creato questa azienda insieme ad un altro socio, Umberto D’Attilio, sono la nostra forza. Mio padre era una persona semplice, ma un grande innovatore e cuore pulsante dell’azienda. Tutti e tre insieme sono riusciti ad avere sempre idee nuove. Siamo stati i primi a preparare la carne in vaschetta, primi a ideare i catering con verdure e surgelati, primi a produrre gli arrosticini, il boom negli Anni Novanta, i nostri anni d’oro. Oggi, dopo aver ristilizzato il marchio, puntiamo alle grandi catene di distribuzione, ad ampliare il catering, all’introduzione di nuovi brand come Rustì che ci consentirà di espanderci anche all'estero grazie a nuove tecniche di congelamento (Iqf) e packaging, che ci permetterà la vendita dei prodotti anche singolarmente e la conservazione dei cibi anche fino a 40 giorni. Stiamo preparando anche una linea di insaccati freschi e arrosticini vegani. Nello spaccio di via Raiale, inaugurato il 10 dicembre dell’anno scorso, i clienti trovano una vasta scelta di carni argentine, australiane, americane come i black angus e un morbidissimo e gustoso taglio di japanese beef, oltre ai formaggi. Tutti i prodotti sono descritti con curiosità, ricette e consigli, nel giornale aziendale, la Gazzetta della Carne».

I momenti più difficili per la famiglia Fedele?

«Due in particolare. Nel 2007, quando abbiamo scoperto la malattia di papà, morto il 3 maggio 2012 a soli 59 anni. Abbiamo combattuto con la paura di non farcela, ma siamo risorti grazie ai suoi insegnamenti e al testamento morale che ci ha lasciato. Nei momenti brutti e belli ci guardava negli occhi e ci diceva: “Siamo forti, pà”. Oggi, questo modo di guardare alla vita è il nostro motto di famiglia che porto tatuato sul braccio sinistro, i miei amici mi hanno persino regalato una targa con questa epigrafe».

E l’altro?

“L’altro momento non facile per noi è stato quando abbiamo dovuto difenderci dalle accuse che ci sono calate addosso negli anni Novanta, all’epoca del delitto Fabrizi. Per un terreno di proprietà venduto a Sambuceto, dove doveva sorgere un centro commerciale, ci sono piombati addosso avvisi di garanzia. Ero piccolo, non ricordo molto bene la vicenda, ma non dimenticherò mai la cappa di dolore e silenzio che regnava in casa. Per un anno la mia famiglia è stato bersaglio di critiche e titoli di giornali, è stata dura, ma ci siamo rialzati».

L’avventura adrenalinica dei fratelli Fedele è stata la Pescara calcio?

«Nel 1988 mio padre, Davide, e gli zii si sono imbarcati in questa avventura insieme ad Alberto Di Lena e Pietro Scibilia. Hanno rilevato la società e condotta fino alla serie A con Giovanni Galeone al comando. Il giorno della promozione, la partita era Udinese -Pescara, mio zio Franco decise le dimissioni. Per la serie: abbiamo dato, ora torniamo alla realtà. Sono usciti con rammarico, ma bisognava tornare alla quotidianità di un’azienda da portare avanti».

Come sono stati i rapporti con Galeone?

«Di grande fratellanza e affiatamento, e proseguono ancora oggi. Sentiamo spesso sia lui che Allegri e tanti altri giocatori del passato. Indimenticabili sono state le cene a casa nostra con i giocatori e i giornalisti, ogni giovedì sera».

Un sogno per il futuro?

«È lo stesso del passato: far crescere quest’azienda, fondata da persone che avevano una grande vision, che oggi ci concedono il privilegio di andare avanti secondo sani principi con obiettivi innovativi che richiedono coraggio e passione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA