Dalle pastarelle dell’assessore ai 200 libri venduti in due ore

11 Marzo 2019

PESCARA. Ha venduto oltre duecento copie del libro, l’ex premier Matteo Renzi, nelle due ore trascorse a Palazzo di Città proveniente dall’hotel Victoria di via Piave dove ha trascorso la notte...

PESCARA. Ha venduto oltre duecento copie del libro, l’ex premier Matteo Renzi, nelle due ore trascorse a Palazzo di Città proveniente dall’hotel Victoria di via Piave dove ha trascorso la notte precedente.
Un “firmacopie” di oltre un’ora con la folla soffocante accalcata intorno ad un tavolo. «Come ti chiami?»: nome e firma sulla pagina bianca e avanti un altro. Uno ad uno, hanno sfilato signore ingioiellate e signori ben vestiti, come un tempo si usava abbigliarsi nel giorno di festa.
Su un altro tavolino, impacchettate, le pastarelle della pasticceria Renzi, dono dell’assessore comunale Paola Marchegiani.
«Il libro», ha spiegato Renzi, «è un inno d’amore sulla politica e all’Italia. Non troverete analisi sul Pd nè chiacchiericcio quotidiano. Racconto gli errori di questi anni, i miei in modica quantità perché sono sempre Renzi», ha scherzato. Sul reddito di cittadinanza: «Sono orgoglioso delle leggi fatte», ma non può dire altrettanto di chi vuole «distruggere il terzo settore con la paghetta affinché tu abbia il guinzaglio istituzionale. Il “navigator” è la santificazione dell’assistenzialismo». Sul lavoro: «Chi oggi ha sette anni un giorno farà un lavoro che oggi non è ancora stato inventato. Il “per sempre” è difficile, oggi il mondo è cambiato. Sui telefonini avete più informazioni di Bill Clinton un quarto di secolo fa. Il senso del libro è rimettersi in gioco sempre».
Non è mancato il momento emozionale quando ha citato gli scandali di famiglia: «Si soffre, ma il tempo è galantuomo anche sulla giustizia. Ci si sente in colpa, mi sono chiesto se fosse colpa mia, ma i miei mi hanno detto: tranquillo, andiamo a processo». Ha giocato col dialetto pescarese, citando un incontro con Gino Bartali, indimenticato campione di ciclismo: «È il mio modello, l’ho conosciuto quando ero un giovane cronista del giornale di Rignano, il mio paese. Gli feci la domanda della borraccia, lui mi rispose evasivamente. Mi chiamò nanni, come li chiamate qui i bambini? Citl, bardasc». Di nuovo su Salvini: «Cambia idea continuamente in base al social di turno». (c.co.)