Dalle urne niente scossoni alla Regione

16 Maggio 2023

Bene per il Pd, ma non su Silvi, il patto con i 5 Stelle. In Emiciclo entra una nuova consigliera

PESCARA. Chi si aspettava uno scossone in chiave regionale è rimasto a bocca semiasciutta. Dalle urne delle amministrative non escono segnali da allarme rosso per il centrodestra di Marco Marsilio in vista delle elezioni del 2024 in regione. È vero che a Teramo, la città diventata un laboratorio politico, dove il terzo polo, Azione-Iv, si è spacchettato prima ancora che Calenda e Renzi lo facessero a livello nazionale, e dove Pd e M5S hanno testato l’alleanza, il partito del presidente, cioè Fratelli d’Italia, fa segnare un tracollo in termini percentuali rispetto al 27,9% delle politiche di settembre. Ma di fatto non è un dato che può far scomodare Cassandra. Per una serie di motivi.
Il primo è legato alla scelta colpevolmente tardiva del candidato di coalizione, che ha certamente dato un vantaggio più consistente al sindaco uscente, e ieri riconfermato per i prossimi cinque anni. Diciamo che lo sconfitto ha giocato il ruolo di vittima sacrificale.
A questo poi bisogna aggiungere che il competitor di FdI non ha sicuramente fatto meglio: il Partito Democratico infatti si equivale, per voti di lista, all’azionista di maggioranza del centrodestra, ed è ben lontano dal 16,6% delle politiche di settembre. Né si può parlare di reale catastrofe della Lega su Teramo, tale da far pensare al peggio per il centrodestra in vista del voto del 2024.
Non è così perché si tratta di una catastrofe indotta, per stessa ammissione del segretario di partito che, nel frattempo, festeggia la performance a Silvi. Se poi consideriamo la prova generale di alleanza tra Pd e M5S, sempre in visione delle prossime regionali, possiamo dire che è andata bene ma solo a Teramo e non certamente a Silvi.
In altre parole non bastano due rondini che tubano su corso San Giorgio per fare una primavera. E questo fa dire alla coalizione che governa la Regione che, a conti fatti e a scrutinio digerito, Teramo fa discorso a sè. Anche perché nella città capoluogo di provincia le vere vincitrici sono le civiche di peso, sia da una parte che dall’altra: una situazione certamente non replicabile alle regionali.
Nessuno scossone quindi per il governo regionale, ma una scossetta sì che c’è stata. Arriva dal Comune di Notaresco, sempre nel Teramano, dove il neo sindaco è quel Toni Di Gianvittorio, consigliere regionale ex Lega, che ora non farà più in tempo a passare ufficialmente nelle fila di Forza Italia. La sua elezione a primo cittadino in un Comune che ha oltre mille residenti in più dei 5mila previsti dalla legge elettorale, lo rende incompatibile per il doppio incarico. Dovrà lasciare quindi l’Emiciclo per dedicarsi alla sua Notaresco. E qui arriva il bello.
A subentrargli sarà una leghista arrivata nelle retrovie alle regionali scorse, ma eletta ieri consigliera comunale ad Atri, Federica Rompicapo, che potrà ricoprire i due ruoli in Regione e in Consiglio perché, in questo caso, non c’è incompatibilità. Che dire, infine, se non che a tirare un sospiro di sollievo è senza dubbio Pietro Quaresimale, assessore leghista nella giunta Marsilio, indicato all’inizio come sfidante a Teramo di Gianguido D’Alberto ma che si è tolto in tempo dai binari. Prima che un Frecciarossa lo travolgesse.
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