Damiani indagato a Potenza chiede di essere interrogato

20 Aprile 2016

Le analisi sull’inquinamento del centro olio di Viggiano commissionate all’Arta di Pescara Ma per la procura una perizia sarebbe stata falsificata. Il direttore: «Mai fatto favori, iter trasparente»

PESCARA. Ha chiesto alla procura di Potenza di essere interrogato Giovanni Damiani, il direttore tecnico dell’Arta indagato nell’inchiesta sui rifiuti del centro olio di Viggiano dell’Eni. Damiani, 66 anni, una vita spesa per la difesa dell’ambiente, si ritrova indagato per una perizia, basata sulle analisi svolte a Viggiano dai tecnici dell’Arta di Pescara, che la procura considera falsificata per favorire l’Eni. «Ho chiesto di essere ascoltato e la cosa mi è stata finora negata», dice Damiani, uno che vanta collaborazioni con le procure di mezza Italia, «sono certo che potrò dimostrare la mia assoluta estraneità ai fatti addebitatimi e la correttezza di rigore professionale, etico e morale con cui ho svolto i compiti istituzionali».

Analisi contestate. L’inchiesta sui rifiuti e sugli scarti dell’Eni si allunga fino a Pescara: è stata la stessa procura di Potenza, nel 2014, ad affidare all’Arta il compito di svolgere le analisi sull’acqua considerata inquinata. Damiani ricostruisce le tappe dell’affidamento: «Incaricato dalla procura di Potenza, su chiamata della stessa procura, mi è stato chiesto di effettuare campionamenti di analisi chimiche di rifiuti liquidi non meglio identificati. Quindi, sono andato a Potenza con due collaboratori esperti dell’Arta: uno del distretto dell’Aquila e una collaboratrice del distretto di Chieti. Il pool entrato in azione è stato composto da 4 consulenti: tre dell’Arta che si aggiungono all’ingegnere superesperto che ha redatto la perizia». Secondo la procura, Damiani avrebbe edulcorato la perizia, poi, la procura ha nominato nuovi consulenti.

Firma sulla perizia. Damiani risponde: «Non ho mai redatto quella perizia, né ho mai cambiato un rigo della stessa che è stata redatta dal solo consulente del pool di periti che ne aveva competenza in quanto ingegnere chimico, anch’egli pubblico dipendente esperto di autorizzazione unica integrata e in cicli produttivi complessi come quello di Viggiano. Il mio ruolo è stato quello di aver garantito unicamente prelievi e analisi richieste dalla procura sulle sole acque di rifiuto e di averne trasmesso i risultati all’estensore della perizia e di aver richiesto la fatturazione all’Arta e non per me e le altre persone nominate come consulenti tecnici». Damiani sottolinea: «Non ho mai partecipato di persona a quelle analisi né ho mai interferito in esse in alcun modo. Né tantomeno il tecnico di parte di un’azienda può analizzare campioni in un ente pubblico, ma solo assistere alle analisi. I risultati delle analisi vengono alla fine esternati dal laboratorio in automatico dal sistema informatico interno Lims che impedisce qualsivoglia successiva falsificazione esterna da parte di terzi».

Caffè con l’ingegnere. La procura contesta a Damiani contatti con un consulente di parte dell’Eni, l’ingegnere chimico di Pescara Lorenzo Giammattei (non indagato). Giammattei, 69 anni, è un tecnico noto: è stato consulente dell’Aca per scoprire gli scarichi abusivi nel fiume Pescara, del Comune di Pescara sul caso del calice rotto di Toyo Ito, dei consorzi dei rifiuti Cirsu e Civeta. Nel 2003, Damiani e Giammattei hanno curato insieme uno studio sull’inquinamento e sulle captazioni selvagge del fiume e i risultati sono stati presentati in un convegno nel palazzo della Provincia di Pescara. Negli atti della procura di Potenza si dice che il consulente dell’Eni avrebbe «avvicinato» Damiani e che i due si siano visti in un bar di viale Marconi, nei pressi dell’Arta, per un caffè. «Il consulente», replica Damiani, «è una persona nota a Pescara, che non è una metropoli, e sono pochissime le persone che fanno questo mestiere specialistico: ci si conosce tutti. Succede pure comunemente che consulenti di parte, per motivi di lavoro, vengano all’Arta a chiedere lo stato di pratiche in corso su svariate questioni ambientali. Con taluni c’è anche, nel rispetto dei ruoli, un rapporto di stima professionale come accade tra magistrati e avvocati senza che, per loro, si sospetti che, per aver preso un caffè insieme, si colluda e si trucchino le udienze».

Obbligo dell’Arta. Inoltre, il direttore tecnico dell’Arta chiarisce che, in casi di analisi giudiziarie, è obbligatorio consentire alle parti di assistere: «Trattandosi di analisi irripetibili, la giurisprudenza impone che debba essere data comunicazione alle parti investigate del giorno, del luogo e dell’ora di inizio delle operazioni analitiche della facoltà di poter assistere con propri tecnici di parte l’apertura di campioni verificando l’integrità dei sigilli allo svolgimento delle operazioni analitiche. Avvertire la parte avversa come ho fatto è quindi un obbligo».

Interrogatorio. Damiani aspetta di essere convocato dalla procura di Potenza: «Appena me ne verrà data la possibilità, potrò dimostrare nelle sedi opportune la mia assoluta estraneità ai fatti».

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