PESCARA

Danneggiata la casa del sacerdote vittima dell’estorsione a luci rosse 

Presa di mira, la notte scorsa, l’abitazione del parroco 71enne ricattato da una coppia per un filmino.  Ora s’indaga su eventuali connessioni tra l’episodio e le minacce di morte ricevute dall’anziano

PESCARA. Si allarga l’inchiesta sull’estorsione a luci rosse che vede come parte offesa il parroco 71enne di un piccolo centro del Pescarese, ricattato per un video girato da un presunto marito geloso. All’indomani del provvedimento di sequestro dei beni della coppia finita sotto inchiesta quale autrice dell’estorsione, E.S. di 52 anni e sua moglie, C.D.A., 47 anni, disposta dal gip, la notte scorsa l’abitazione del parroco è stata presa di mira da qualcuno che ha messo a soqquadro la casa, procurato danni di vario genere, senza però portar via nulla.

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Un episodio che potrebbe anche essere messo in relazione all'inchiesta che sta conducendo il sostituto procuratore Fabiana Rapino che ha chiesto e ottenuto dal gip De Rensis quel provvedimento di sequestro dei beni: sequestro che è stato subito impugnato dai legali della coppia, che si sono visti però rigettare il dissequestro dal riesame.

L’impressione è che si potrebbe trattare di una intimidazione rivolta al parroco che, fortunatamente, la notte scorsa non ha dormito in casa, ma si è fermato in chiesa.

La vicenda giudiziaria, che sarebbe iniziata nel 2013, ruota attorno alle presunte attenzioni che il parroco avrebbe rivolto a una donna, madre di tre figli. Ma la ricostruzione potrebbe anche avere dei risvolti diversi, nel senso che l’anziano sacerdote, che aveva preso a cuore le sorti di quella famiglia in difficoltà, che gli chiedeva continuamente aiuti in denaro, potrebbe essere finito in un tranello studiato a tavolino dalla coppia. E infatti nell’incontro galeotto tra il parroco e la donna, sembra che quest’ultima, almeno nella ricostruzione del parroco, avrebbe iniziato le avances consapevole che il marito, nascosto in casa, sarebbe entrato al momento opportuno per “smascherare” una tresca mai esistita. E lo strumento del ricatto sarebbe stato un filmino girato con molta probabilità dallo stesso marito che invece di intervenire subito , si sarebbe prima soffermato a riprendere scene che sarebbero tornate utili. Sta di fatto che questo ricatto sarebbe andato avanti per anni, e avrebbe fruttato alla coppia indagata una somma che si aggira sui 500 mila euro, stando all’accusa, ma che secondo il parroco potrebbe sfiorare anche i 700 mila euro. Prima di prendere i voti, il parroco, insieme ai suoi familiari, aveva infatti delle proprietà delle quali si spogliò quando sposò la Chiesa.
Ma dopo questa vicenda, da parte sua sarebbero iniziate le richieste di prestiti ai familiari, tra cui anche quella di rientrare in possesso di alcune proprietà che avrebbe poi venduto per soddisfare i ricattatori. Non solo, ma il sacerdote negli ultimi tempi avrebbe iniziato a chiedere sempre più “elemosine” ai suoi parrocchiani, e questa voce sarebbe giunta all’arcivescovo Tommaso Valentinetti che lo avrebbe convocato facendogli raccontare la storia.

Sembra che l’arcivescovo avesse intuito il pericolo che poteva correre il suo parroco, tanto da invitarlo ad andare via dal paese, non come punizione, perché sembra non sia stato preso alcun provvedimento ufficiale nei suoi confronti in quanto i bilanci della parrocchia sono a posto, ma per evitare quanto accaduto la notte scorsa: come sarebbe andato a finire il blitz se il parroco fosse stato trovato in casa?


Anche il legale del sacerdote, l'avvocato Giovanni Mangia, sta valutando ogni elemento per comprendere meglio il significato di quella che appare come una spedizione punitiva, anche alla luce della denuncia che lo stesso parroco presentò tempo addietro ai carabinieri, nella quale parlava di minacce esplicite ricevute dalla coppia. In particolare, quando il marito sorprese la moglie con il parroco, avrebbe insultato pesantemente lei e minacciato di morte il prete: gli disse che lo avrebbe ammazzato con una pistola. L'avvocato Mangia ha predisposto una memoria per spiegare la questione relativa ai versamenti fatti alla coppia. Punto, quest’ultimo, che è stato anche esaminato dal pm Rapino quando, qualche tempo fa, ha sentito il parroco in procura. Il legale avrebbe i documenti che dimostrerebbero da dove arrivarono i soldi versati ai ricattatori: dalla vendita di terreni, di una casa e dai prestiti che le sorelle fecero al parroco. Intanto, i carabinieri ieri pomeriggio avrebbero eseguito un sopralluogo nella casa del parroco per verificare eventuali connessioni tra il ricatto e questo episodio.

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