«Danni dai cinghiali, modificate le regole»

Sit-in degli allevatori agricoli davanti al consiglio regionale: il nodo è sul pagamento forfettario
L'AQUILA. Oltre centro agricoltori e allevatori abruzzesi si sono ritrovati ieri mattina davanti all'Emiciclo, all'Aquila,per protestare contro i ritardi nel risarcimento da parte della Regione dei danni arrecati dalla fauna selvatica. Il sit-in si è svolto mentre il Consiglio era impegnato nell'approvazione del bilancio di previsione 2017.
La manifestazione è stata organizzata dalla Confederazione italiana agricoltori Abruzzo (Cia) e dalla Confagricoltura L'Aquila.
Una delegazione, capeggiata dai presidenti regionali delle due associazioni agricole, Mauro Di Zio e Concezio Gasbarro, e dal direttore della Confagricoltura, Stefano Fabrizi, è stata ricevuta dall'assessore all'Agricoltura Dino Pepe e dal presidente della Terza commissione Agricoltura, Lorenzo Berardinetti.
La delegazione ha fatto presente che la situazione in cui allevatori e agricoltori oggi si trovano non è più sostenibile. Sia perché in alcune aree, come quella, alquanto vasta, del parco Sirente-Velino, il problema della gestione della fauna selvatica viene trascurato, sia perché gli allevatori e gli agricoltori che hanno subito danni attendono da anni il risarcimento. In alcuni casi addirittura dal 2010. «Ciò a causa», ha sottolineato la delegazione, «sia dell'inadeguatezza delle norme regolamentari, che ne disciplinano l'erogazione, sia dell'esiguità della somma disponibile».
Il problema, secondo Cia e Confagricoltura, si può risolvere superando il cosiddetto regime del "de minimis", del pagamento cioè forfettario dell'indennizzo, che non va oltre le 15mila euro in tre anni. Il che significa che se un branco di cinghiali, irrompendo in un ovile, arreca a un allevatore un danno superiore alle 15mila euro, non viene risarcito, Non può neppure ricorrere al Tar. Da qui la necessità che la Regione si adegui a una sentenza del Tar delle Marche e a un'analoga decisione della Commissione europea entrambe del 2015, che impongono il totale risarcimento del danno subito. Occorre pertanto una modifica al Regolamento della gestione degli ungulati e alle leggi in materia venatoria, prevedendo una maggiore responsabilizzazione degli Ambiti territoriali di caccia (Atc), relativamente all'attività di monitoraggio, controllo e gestione della fauna selvatica.
Sia l'assessore Pepe che il consigliere Berardinetti hanno assunto l'impegno di prendere in considerazione le proposte delle associazioni e hanno proposto un percorso di incontri con i servizi tecnici e amministrativi della Regione a partire dalla prima decade di gennaio. E' previsto anche un incontro con i responsabili del parco Sirente-Velino, dove «la gestione della fauna selvatica», hanno fatto rilevare le associazioni agricole, «è alquanto carente, diversamente da quanto avviene nel Parco Nazionale e nel Parco del Gran Sasso».
Nino Motta

