Danno d’immagine, risarcita Pescara

La sentenza della Corte d’appello dispone una provvisionale di 200 mila euro. Altri 25 mila a Spoltore
PESCARA. Un danno elevato di immagine per l’economia cittadina e per il turismo abbinato a una crisi idrica di proporzioni enormi determinata dalla chiusura dei pozzi inquinati nell’estate 2007. Sono questi i due aspetti salienti della linea difensiva portata avanti dall’avvocato Franco Perolino, legale del Comune di Pescara, costituitosi parte civile nel processo sulla mega discarica dei veleni di Bussi.
Con la sentenza di venerdì della Corte di Assise di Appello dell’Aquila all’amministrazione comunale del capoluogo adriatico sono stati riconosciuti 200 mila euro di provvisionale nonostante le matrici ambientali del territorio non siano né direttamente e né indirettamente interessate dall’avvelenamento colposo. Il risarcimento economico è il più alto attribuito a un ente locale ed è immediatamente esecutivo. Questo vuol dire che la cifra dovrà essere pagata subito e in solido dagli accusati, senza dover attendere la condanna definitiva della Cassazione.
Ma al di là degli importi e in attesa di conoscere le motivazioni della sentenza, che saranno depositate dal collegio (presieduto dai magistrati togati Luigi Catelli e Armanda Servino e formato anche da 8 giudici popolari) tra 90 giorni, ovvero il 18 maggio prossimo, la sentenza di Bussi crea un precedente importante in quanto sancisce un principio che, a cascata, potrà essere applicato per il riconoscimento dei danni d’immagine anche per vicende analoghe. In primis la tragedia della valanga a Rigopiano che, di fatto, ha minato la stagione turistica di intere località sciistiche abruzzesi.
La linea è stata sposata anche dal Comune confinante di Spoltore, difeso dall’avvocato Giulio Di Berardino, che ha ricevuto 25mila euro di provvisionale con tutta probabilità per i danni all’immagine e alla fornitura di acque potabili preso le strutture comunali.
«Dal punto di vista giuridico», spiega l’avvocato Perolino, «è una grossa soddisfazione perché è stata riconosciuta l’esistenza di danni che esulano dall’inquinamento diretto delle falde acquifere derivanti dalla discarica. Nella primissima fase, Pescara era stata esclusa dalla costituzione di parte civile, poiché su questo territorio non insiste la discarica e non ci sono i pozzi. Ma poi c’è stata una regressione che ha portato al riconoscimento della nostra linea».
In sostanza, attraverso gli articoli pubblicati da quotidiani e i servizi televisivi, è stata fatta rilevare «la perdita di qualità del servizio idrico, in quanto il Comune di Pescara è il maggiore azionista dell’Azienda comprensoriale acquedottistica (Aca)» e in quei mesi ha dovuto subire un’emergenza senza precedenti. La conseguente «incapacità di porvi rimedio da parte dell’amministrazione» si somma ai danni all’immagine subiti da una località a forte vocazione turistica «indipendentemente dalla sua volontà» in quanto sarebbero stati causati dalla chiusura dei pozzi di Castiglione e dall’inquinamento delle acque.
Una provvisionale ancora più alta, un milione di euro, è stata accordata all’Aca: una cifra legata proprio alla chiusura forzata dei pozzi Sant’Angelo dell’acqua potabile. Acqua sottratta agli abruzzesi.
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