Dario Febbo: i veri problemi sono i cani inselvatichiti

PESCARA. Dario Febbo è il direttore del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise dove il lupo è di casa. Direttore, oggi la Conferenza Stato Regioni dovrebbe decidere sull’abbattimento legale del...
PESCARA. Dario Febbo è il direttore del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise dove il lupo è di casa.
Direttore, oggi la Conferenza Stato Regioni dovrebbe decidere sull’abbattimento legale del lupo per i problemi che darebbe agli allevatori. Lei è favorevole a questa soluzione?
«Finora si è espresso il Comitato tecnico Stato-Regioni. C’è un’istruttoria positiva e, dunque, entro certi limiti, il lupo potrà essere abbattuto».
Ma lei è d’accordo?
«Questo è stato il parco che negli anni ’70 ha ideato l’operazione San Francesco, organizzata dal Wwf, e che ha portato alla riabilitazione del lupo, sia da un punto di vista ecologico (in quanto il lupo è un predatore selettivo naturale delle prede) sia da quello di una riabilitazione culturale. Funzioni, queste, che valgono sia per l’Appennino, sia per le Alpi. Pertanto, io non sono d’accordo con questa soluzione».
Perché?
«Non ci troviamo di fronte a una situazione come quella prospettata dalla Conferenza Stato-Regione. Oltretutto, non nei termini previsti».
Si riferisce alla quota di abbattimento dei lupi?
«Io non sono d’accordo con l’abbattimento, ma pur volendo entrare nella logica di chi ha propugnato questa soluzione, dico che non risolve il problema. Mi sembra più una risposta politica alle richieste degli allevatori, che non invece una risposta tecnico-scientifica. I problemi sono altri».
Quali?
«Sono quelli dei cani inselvatichiti, i quali, per qualche ragione, andati via dai padroni, vivono in branco nelle foreste del nostro Appennino, provocando danni agli allevamenti. Spesso si dà la colpa ai lupi per le razzie di animali, ma sono i cani in branco a produrre i danni. Quanto meno succede nella metà dei casi. E poi il lupo ha anche un’altra funzione, che è quella di eliminare i cinghiali, che rappresentano il 70% della loro alimentazione».
In Abruzzo quanti lupi ci sono?
«In Abruzzo ne abbiamo in totale 250 circa, mentre nel nostro parco 50. Una densità ottimale. I lupi potrebbero diventare un problema solo se la popolazione attuale raddoppiasse e se raggiungessero le zone collinari. Ma stando così le cose, non rappresentano un problema. C’è anche poi una solida tradizione che lega il lupo all’Abruzzo».
Ci fa un esempio?
«Le parlo per esempio di Civitella Alfedena, che è rinata negli anni ’70, quando prima, invece, era completamente spopolata. Sono stati proprio il Museo del lupo, da un lato, e l’area faunistica, dall’altro lato, a rivitalizzarla. Questi due punti di riferimento hanno avuto anche la funzione di riabilitare la figura del lupo. Che non attacca mai l’uomo. Anzi, verso l’uomo il lupo ha anche maturato un atteggiamento di timore».
Vito de Luca
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