Dati a sorpresa: la chiusura non abbassa l’inquinamento

18 Aprile 2020

Tra fine marzo e inizio aprile, in regione, aumentate nell’aria le polveri sottili I grafici mostrano il confronto con il 2019 all’Aquila, Pescara e Montesilvano

PESCARA . Nonostante il blocco del traffico dovuto all’emergenza coronavirus, non migliora la qualità dell’aria nella nostra regione. Lo evidenziano i dati trasmessi dall’Arta Abruzzo. A distanza di circa 30 giorni dallo stop alla circolazione, i rilevamenti sin qui prodotti dalle centraline hanno consentito l’elaborazione di un primo documento sulla qualità dell’aria a seguito dei provvedimenti di chiusura disposti dal governo ed efficaci dallo scorso 10 marzo. Le indagini riguardano gli andamenti, nel periodo dal primo febbraio al 7 aprile, di tre inquinanti associabili alle attività oggetto di chiusure (biossidi di azoto, Pm10 e Pm2,5), esaminando i dati di alcune centraline della rete regionale di monitoraggio, in particolare nelle realtà dei comuni capoluogo.
«Gli elementi più significativi ad oggi riscontrati sull’intera regione», sottolinea il direttore di Arta Abruzzo, Francesco Chiavaroli, «sono la riduzione della concentrazione degli ossidi di azoto e l’assenza di crolli per i valori di concentrazione di Pm10 e Pm2,5». Ma dagli esperti arriva una giustificazione a questo andamento: «È stato evidenziato un fenomeno di trasporto di polveri asiatiche che, negli ultimi giorni di marzo, ha interessato l’intero Paese», è la loro spiegazione. E infatti dall’analisi dei grafici si evince un notevole innalzamento di particolato Pm10 tra il 28 e 30 marzo. «L'incremento di polveri della frazione più grossolana (Pm10) su buona parte del territorio nazionale e le contingenze meteorologiche depongono per un'origine naturale del fenomeno, ipotesi condivisa anche dal Sistema Nazionale Protezione Ambientale (Snpa), che potrà essere oggetto di ulteriori approfondimenti». Nella stessa analisi dei grafici si conferma, comunque, l’evidenza «che nel periodo di lockdown non vi è stato un crollo né del particolato Pm10 né del particolato Pm2,5». Però per il dirigente della Sezione qualità dell’aria, Sebastiano Bianco, «la serie di dati è ancora statisticamente poco significativa per valutazioni approfondite e, al momento, gli andamenti dei particolati mostrano in modo evidente la dipendenza dei livelli di concentrazione dai regimi circolatori».
I numeri di questo periodo costituiranno una sorta di unicum, da cui trarre indicazioni sulle relazioni tra il grado di funzionamento delle attività dell’Abruzzo, le pressioni emissive e come queste influiscono sulla qualità dell’aria. «L’Arta resta ben presente attraverso le sue indispensabili attività di monitoraggio ambientale», conclude infine Chiavaroli. «Sulla matrice aria, in particolare, siamo in costante relazione con le altre Agenzie ambientali per porre le basi di studi sulle relazioni tra qualità dell’aria ambiente e incidenza epidemiologica del Covid-19. Si tratta ovviamente di studi che richiederanno tempi congrui ma ai quali non ci sottraiamo consapevoli dell’importanza di queste attività». (a.s.)
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