De Cecco, il gip decide se archiviare

Ieri l’udienza sulla richiesta di opposizione avanzata dal Cavaliere per 5 indagati
PESCARA. Si conoscerà nei prossimi giorni la decisione del giudice Giovanni de Rensis sulla richiesta di archiviazione di cinque dei sei originari indagati nell’inchiesta su una sorta di “complotto aziendale” che avrebbe dovuto portare a un cambio al vertice dello storico pastificio De Cecco di Fara San Martino.
L’inchiesta del pm Andrea Di Giovanni si era chiusa con sei indagati: due, l’ex ad Francesco Fattori e un manager milanese, Fabrizio D’Eredità (che riceveva, via mail e non solo, da Fattori le notizie riservate sull’attività del pastificio), accusati di rivelazione di segreti professionali a danno dell’attuale presidente Filippo Antonio De Cecco e della società che erano parte offese; gli altri, di infedeltà patrimoniale (Saturnino e Giuseppe Aristide De Cecco, difesi dall’avvocato Sabatino Ciprietti, Enrica Dogali e Antonio Di Mella).
Poi arrivò l’archiviazione per tutti, tranne che per Fattori, ora a processo. Ed è contro quella archiviazione che il cavaliere Filippo De Cecco, anche a nome della società, ha avanzato opposizione, ieri discussa in aula. Un parterre di una decina e più di avvocati, con in testa il professor Franco Coppi che assiste Filippo De Cecco insieme a Marco Spagnuolo. In molti hanno presentato anche delle memorie, illustrandone i contenuti, e anche per questo il giudice si è riservato la decisione.
L’avvocato Ciprietti, per Saturnino e Aristide De Cecco, ha sostenuto invece che il reato di infedeltà patrimoniale non doveva neppure essere contestato ai suoi assistiti, perché non c’erano gli elementi per contestarlo. Mentre Coppi e Spagnuolo, in relazione allo stesso reato, legato al pagamento di una parcella in favore dello studio Gop, hanno sostenuto che il reato c’è: l’atto di disposizione di beni sociali (l’autorizzazione al pagamento della parcella dello studio Gop), il pregiudizio patrimoniale per la società (l’esborso di 128 mila euro), e il conflitto di interessi tra l’amministratore agente e la società, visto che l’incarico conferito allo studio Gop era finalizzato a spodestare il presidente in carica per istituire un nuovo organo amministrativo, senza coinvolgere l’assemblea dei soci. In sostanza un pagamento non in favore dell'Azienda, ma per raggiungere obiettivi personali. Ora si attende la decisione del giudice: confermare l’archiviazione richiesta dalla procura, o restituire il fascicolo per proseguire contro i cinque indagati. (m.cir.)

