De Nicola condannato per il crac In dieci finiscono sotto processo

Tre anni e 8 mesi all’imprenditore ritenuto responsabile del fallimento di una serie di società Testa patteggia 18 mesi, ma viene assolto dalla più grave accusa di associazione per delinquere
PESCARA. Con la decisione di ieri del gup Gianluca Sarandrea, si chiude la parte più consistente dello scandalo legato al crac finanziario del gruppo dell'imprenditore Carmine De Nicola: una galassia di società che spaziavano dalle scuole private alle case di riposo, società immobiliari, cooperative. Un vorticoso giro di società e numerose contestazioni di bancarotte fraudolente, di fallimenti, di truffe, anche a carico dell'erario e dell'Inps, oltre a tanti milioni elargiti, con troppa superficialità, da alcuni istituti di credito.
IL “RETTORE” In questa complessa vicenda giudiziaria erano coinvolti in 18 e l'udienza di ieri ha definito le posizioni di tutti: sia di quelli che avevano scelto il rito ordinario, sia di quelli che avevano optato per i riti alternativi. Le principali posizioni sono indubbiamente quella del protagonista assoluto dell'inchiesta curata dal procuratore aggiunto Anna Rita Mantini, e cioè il "rettore" (così veniva chiamato) Carmine De Nicola che tra rito abbreviato e patteggiamento (una scelta fatta dalla difesa per limitare i danni, così come hanno fatto anche altri imputati) ha avuto una pena conclusiva di 3 anni e 8 mesi di reclusione.
IL COMMERCIALISTA Altro personaggio di spicco era il suo commercialista Andrea Di Prinzio, noto professionista pescarese, che con il rito abbreviato è stato condannato a 2 anni di reclusione (per associazione per delinquere e bancarotta), con 2 anni di inabilità all'esercizio di un'impresa commerciale, che però non avrà seguito per la concessione della sospensione condizionale della pena. Per loro il gup ha riconosciuto la prescrizione del reato per alcuni dei capi contestati, ma li ha anche condannati al risarcimento dei danni in favore delle parti civili costituite che verrà deciso in sede civile.
TESTA L'altro personaggio eccellente era l'attuale consigliere regionale di Fratelli d'Italia, Guerino Testa, rimasto coinvolto in questa inchiesta nella sua veste di commercialista. Aveva scelto il doppio binario: patteggiamento per i reati di bancarotta ad un anno e mezzo di reclusione, confermato dal giudice; rito abbreviato per il reato di truffa, dichiarato estinto per prescrizione, e, cosa più importante, per il reato di partecipazione all'associazione per delinquere. Ebbene per quest'ultimo reato, sicuramente più odioso dal punto di vista giudiziario e non solo, Testa è stato assolto per non aver commesso il fatto. Condanna con abbreviato e pena concordata con il patteggiamento anche per la figlia di Carmine, Antonella De Nicola: ha patteggiato 1 anno, 7 mesi e 20 giorni ed è stata condannata a 10 mesi e 20 giorni per aver intestato fittiziamente ad altra persona quote di una società. L'ultimo patteggiamento - a 1 anno, 4 mesi e 20 giorni di reclusione (sempre con la sospensione della pena) - riguarda invece Paola De Amicis, che ha beneficiato anche della prescrizione di un capo di imputazione.
LE ASSOLUZIONI Il giudice Sarandrea ha deciso anche per due assoluzioni con il rito abbreviato, che riguardano Giuseppe Urbinati e Maria Grazia Orlando.
Delle 11 posizioni che avevano invece scelto la strada del rito ordinario e per le quali il gup doveva soltanto decidere per il rinvio a giudizio o no, soltanto una ha ricevuto il proscioglimento totale dal giudice, e si tratta di Carlo Costantin. Dunque, adesso in 10 proseguiranno il loro cammino davanti al tribunale dopo il rinvio a giudizio deciso dal gup. Sono il braccio destro del "rettore" De Nicola, Antonio Ianni, Antonello Ciuffetelli, Pierpaolo De Nicola, Antonella Tancredi, Maria Pia Pagliarone, Tiziana Bruetti, Andrea Orlando, Lina Verì, Carlo Pagliaricci e Mariarita Chessa.

