«De Nicola manipolò i conti delle scuole»

10 Dicembre 2014

L’inchiesta per evasione con 24 indagati, il gip: Iri School College e Nazareno, fatture mancanti per oltre 6 milioni di euro

PESCARA. Nell’inchiesta per una presunta evasione da 20 milioni di euro c’è un ampio capitolo dedicato alla gestione delle scuole di Carmine De Nicola, l’imprenditore originario di Chieti coinvolto nell’inchiesta con altre 24 persone. De Nicola è il titolare delle scuole paritarie Iri School College a Chieti e a Francavilla e del Nazareno a Pescara ed è la contabilità dei due istituti che la Finanza ha passato al setaccio sequestrando i prospetti, le istanze di finanziamento e la documentazione trovata anche nella Banca Tercas di Pescara dove i finanzieri andarono nell’ottobre 2013. E’ in uno stralcio della relazione tecnica riportato nel decreto di sequestro che viene riassunto come, secondo l’accusa, sarebbe stato gestito il polo scolastico dell’imprenditore. «Negli anni dal 2009 al 2012 le società che gestivano il polo scolastico Iri School College omettevano di dichiarare ricavi attraverso la mancata fatturazione e sottofatturazione dei servizi didattici erogati almeno pari a 3 milioni e 999mila euro. Le società che gestivano il polo scolastico Il Nazareno», si legge ancora nel decreto, «omettevano di dichiarare ricavi attraverso mancata fatturazione e sottofatturazione dei servizi didattici erogati almeno per 2 milioni e 215mila euro. Può affermarsi», aggiunge l’accusa, «che le omesse fatturazioni e sottofatturazioni venivano effettuate attraverso la manipolazione delle scritture contabili».

«Scuole sotto accusa». Le scuole sono uno degli ambiti dell’impero di De Nicola più approfondito dal procuratore aggiunto Cristina Tedeschini e dal pm Anna Rita Mantini, titolari dell’inchiesta che conta 24 indagati tra cui De Nicola e la sua famiglia, il commercialista Andrea Di Prinzio definito «elaboratore ed ideatore delle strategie di traslazione dei costi contributivi e aziendali», l’avvocato Antonio Di Ianni che l’accusa dipinge come «il delegato ad eseguire le direttive di vertice» e Antonello Ciuffetelli definito dal gip come «il braccio esecutivo, la longa manus di Di Prinzio». Sono loro a condividere l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa mentre all’ex presidente della Provincia Guerino Testa vengono contestati una serie di reati fiscali e «un ruolo da concorrente allo svolgimento del programma associativo».

«Le cooperative portate al fallimento». Tra i vari capi d’imputazione vengono ricostruiti «il ricorso abusivo al credito» e soprattutto il rapporto tra le società reali di De Nicola e una serie di cooperative, presunte scatole vuote, che sarebbero servite a evadere. Alcune cooperative, ricostruisce il decreto, si sarebbero occupate di gestire gli istituti scolastici attraverso un meccanismo, illustra l’accusa, «per far cadere in errore l’Inps e l’Inail». Sedi che sarebbero state fittizie e strutture non idonee alla gestione del personale: vengono descritte così dal gip Nicola Colantonio le cooperative che «agivano nell’esclusivo interesse dei committenti assumendosi perfino i costi delle gestione ordinaria come il pagamento delle utenze». Si chiama “Andi” una delle cooperative di cui l’accusa illustra la breve vita: «Costituita nel 2004 e messa in liquidazione nel 2006». Perché le cooperative, secondo le indagini, «erano prive di autonomia gestionale e servivano per evadere il pagamento dei contributi assistenziali e previdenziali». Quindi, illustra il gip, «nell’ambito dell’organizzazione creata da De Nicola si faceva in modo che dopo circa un biennio, dopo che gli enti mutualistici avevano maturato ingenti debiti previdenziali e fiscali, ciascuna cooperativa cadesse in stato di insolvenza così rendendo impossibile per l’erario l’attività di recupero dei crediti». L’accusa di presunta evasione è ancora tutta da provare e, pochi giorni fa, De Nicola si è difeso dicendo di non aver mai evaso.

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