De Ritis: grande guida culturale

23 Giugno 2015

D’Angelo: era un talento esuberante, non ha colto tutte le occasioni avute

PESCARA. «Alzava il telefono e mi diceva… “Andiamo a vedere la neve a Passolanciano”. Oppure: “Andiamo a Ortona a vedere il molo”». Mario Di Iorio amava molto l’Abruzzo e nelle sue passeggiate alla riscoperta di questo o quel luogo coinvolgeva spesso Raffaele De Ritis, presidente dell'Ente manifestazioni pescaresi, la cui ammirazione nei confronti del regista appena scomparso è davvero profonda. Il lavoro lo ha portato fuori, lontano da Pescara, ma De Ritis non dimentica di aver cominciato qui con lui, alla metà degli anni 80, e «c’è sempre stato un filo continuo con Mario. Mi colpiva che tutte le volte che tornavo qui trovavo in lui una tale profondità culturale e di visione del mondo che sembrava quasi che non fosse di Pescara», senza voler offendere nessuno. «Aveva grandi qualità ma non le ostentava e credo che non si sia mai sentito un artista, nel senso snob del termine, ma un artigiano di questo mestiere. Possedeva lo spirito del formatore e da lui sono passati attori diventati famosi. Ricordo che fu proprio lui a costruire il primo provino di Enrico Brignano e a mandarlo alla scuola di Proietti», lanciandolo nel mondo dello spettacolo. Di Iorio era un «intellettuale profondo e sofisticato che non perdeva mai di vista la cultura popolare» e la sua unicità stava anche nel «buon senso, che lo portava a saper leggere i fatti. Era una cultura immensa, la sua, forse a Pescara non ci sono altre persone così, quando parlava ti apriva l’universo e per me è sempre stato una guida, la più grande, nel capire i problemi culturali. Di questi tempi sarebbe stato una risorsa, un consigliere, per la politica. E con lui, così come con Veniero De Giorgi, se ne va una figura enorme, una di quelle che è stata dietro le cose importanti di Pescara». Giacomo D’Angelo, critico letterario, non lo vedeva da un paio di anni ma ricorda bene che «trascorrere una serata con Mario significava andare incontro a un divertimento strepitoso. Era un narratore di fatti, riusciva a colorirli nel modo più sapiente, era un trascinatore, un bravo conversatore, con una intelligenza vulcanica e un talento esuberante, anche portato a venature di narcisismo, ma forse non ha sfruttato appieno le sue potenzialità di artista (eppure lo era in termini innati) e non ha colto tutte le occasioni che ha avuto». D’Angelo dipinge un Di Iorio «generoso, tenero con gli amici, ma non immune da infilzare anche le persone più vicine con battute sarcastiche, fulminanti e divertenti che arrivavano al bersaglio. Insomma, nei giudizi andava dritto ma mai con cattiveria, spinto dal bisogno di verità, dalla mancanza di ipocrisia». Si sentirà la mancanza del «suo spirito» e della sua «presenza simpatica e coinvolgente».

Flavia Buccilli

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