Dececco: ecco la mia Metromoralità

10 Giugno 2014

Nel nuovo disco del cantautore i temi della solitudine giovanile

PESCARA. Si intitola “Metromoralità” il nuovo album di Adolfo Dececco nato sotto il segno della produzione artistica di Vince Tempera e Guido Guglielminetti, con la collaborazione di musicisti come Elio Rivagli, Pier Mingotti, per alcuni testi, invece, Dececco ha scelto la collaborazione di Giorgio D'Orazio. Nei 10 brani di cui è composto, Metromoralità rispecchia i concetti sottesi a questo neologismo che dà il titolo al primo brano e all'intero lavoro, concetti caratterizzati, sia nei testi che nelle melodie e negli arrangiamenti, da una visione del tutto personale.

Come è nato l'album Metromoralità?

«Metromoralità è stato un lungo lavoro, di infinita gestazione. Non tanto per il tempo che ho impiegato nella scrittura dei brani quanto nella decisione del come, dove e poi perché pubblicarlo. Brani come "L'amore paziente" e "A cena da soli" risalgono oramai a quasi 5 anni fa per esempio, dopo tanti giri a vuoto col mio demo in tasca insieme al mio amico Giorgio D'Orazio, con il quale firmo alcuni testi, anche nel nuovo album. Ho conosciuto Guido Guglielminetti, da anni produttore e bassista di De Gregori, con lui e con musicisti molto celebri nel panorama italiano ho intrapreso un percorso artistico sia in studio di registrazione che dal vivo, un periodo ricco di esperienze per me. Ad un certo punto, circa due anni fa, avevamo 10 brani pronti per comporre un album, decidemmo che era il momento giusto, ma poi nessuna delle soluzioni discografiche che uscirono dalla ricerca seppero soddisfarmi».

Perché?

«Sono un po' di anni, da quando la discografia è in crisi, che assistiamo ad un vastissimo proliferare di etichette indipendenti che spesso sono la salvezza di artisti che vogliono farsi conoscere, ma anche molto spesso per i pochi mezzi di cui dispongono si dimostrano la fine degli stessi artisti. Negli studi di alcune di queste realtà, nessuna rispose al mio perché, tutte con molta passione avrebbero amato le mie canzoni ma oltre loro e qualche mio amico nessun altro le avrebbe mai conosciute».

Poi cos'è successo?

«Quel mio perché prendeva sempre più forma, sentivo che un album non si fa per se stessi, ma si fa per la gente che se hai qualcosa da dire può prendere il tuo lavoro come un consiglio. Fare l'artista diventa oltre che un piacere anche un dovere, così mi convinsi che dovevo trovare una soluzione e andai avanti fino a conoscere attraverso un amico in comune il maestro Vince Tempera, storico produttore di Guccini che, dopo aver ascoltato i brani, disse che potevamo ricamarci su un progetto interessante e così iniziammo a lavorare. In una manciata di mesi registrammo con Mingotti, Zanotti e Morelli (musicisti dell'entourage di Guccini) 7 brani tra cui alcuni che avevo già registrato con Guglielminetti. Poi qualcosa si è mosso e la Universal, una delle maggiori realtà discografiche, ha deciso di stampare e distribuire Metromoralità, uscito da pochi giorni in tutti i negozi e negli store digitali».

Quali sono i temi dell'album?

«Metromoralità parla dell'impeto della solitudine che si fa strada in un deserto di possibilità, perché in fondo è questo il nostro Paese oggi. La domanda di pancia è restare per non sentirci stranieri da qualche altra parte o partire perché tanto stranieri lo siamo già a casa nostra. Poi la potenza della tecnica che sembra superare le difficoltà e invece non fa altro che nasconderle lasciandoci immobili ad aspettare una metropolitana guardando le facce inespressive di tanta gente identica a noi ma che non siamo noi».

Ora a cosa stai lavorando?

«Preparo le date del tour Metromoralità, dopo lo showcase del 30 giugno da Discover a Pescara, sarò impegnato in diverse selezioni di festival musicali in Italia, mentre le prossime date già confermate sono quelle di Bologna, al Bravo Caffè l'11 giugno e Milano al Parco Lambro il 19 giugno. A Pescara torno per una presentazione ufficiale, con alcuni ospiti, l'8 luglio a Les Paillotes». (c.s.)

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