Decine di nozze rinviate: ecco il funerale del settore

27 Febbraio 2021

Gli operatori del comparto cerimonie raccontano la crisi arrivata con il Covid C’è chi su 40 matrimoni, dal 2020 ne ha fatti solo 4. E i ristori sono stati minimi

PESCARA. L’allestimento con una tavola apparecchiata e addobbi floreali, abiti da sposa, sposo e da cerimonia è stato a festa, ma i cartelli imbracciati hanno riprodotto dei manifesti funebri per celebrare la morte del settore matrimoni ed eventi.
Ieri mattina in piazza Salotto a Pescara, in contemporanea con altre 13 città italiane, si è tenuto il flash mob “Insieme per il Wedding”, organizzato dall’associazione Atelier Sposi e Cerimonie, presieduta da Marina Franceschini De Bonis, aderente a Confcommercio Pescara. La protesta ha visto uniti rappresentanti delle categorie merceologiche che compongono l’intera filiera dei matrimoni e delle feste ormai ferma da un anno: abiti da sposa e sposo, addobbi floreali, agenti di commercio, agenzie di viaggi, bomboniere, catering e location, fotografi e videomaker, intrattenimento e dj, lista nozze, gioiellerie, truccatori e parrucchieri, e wedding planner. «L’anno scorso sono saltati 40 matrimoni», spiega Daniela Ferretti, con una location per banchetti a Silvi, «quest’anno per adesso solo 4, ma al momento non riusciamo a dare garanzie agli sposi. Il primo della stagione sarebbe dovuto essere il 25 aprile ed è stato già rinviato a ottobre. Ora speriamo che venga confermato quello del primo maggio. Ciò che chiediamo è un protocollo preciso che consenta di svolgere gli eventi in sicurezza. Abbiamo strutture comode, ampie e spaziose e possiamo garantire eventi con numeri accettabili. Abbiamo spese e costi fissi che non riusciamo più a sostenere». Dal settore arriva la richiesta di date certe per ripartire, ristori adeguati e linee guida precise.
«Abbiamo registrato perdite del 90 per cento», commenta l'organizzatrice Franceschini De Bonis, dell’Atelier Black & White. «Abbiamo la possibilità di tenere i negozi aperti, ma non essendoci gli eventi, non abbiamo alcuna richiesta. Acquistiamo la merce annualmente. L’anno scorso a febbraio avevamo preso la collezione 2020 ed è rimasta invenduta. Ora non abbiamo la forza, senza ristori, né incassi, di acquistare la nuova collezione».
«Sono fermo dal primo marzo dell'anno scorso», aggiunge Stefano D'Alberto, attivo nel settore intrattenimento. «Molti di noi non hanno contratti quindi non sono arrivati nemmeno i ristori. Siamo ancora fermi e per il futuro c’è incertezza totale».
Secondo il fotografo Angelo Mereu, gli sposi non hanno perso la voglia di festeggiare. «L’anno scorso siamo riusciti a fare appena il 10 per cento degli eventi. È una situazione surreale, perché abbiamo tante prenotazioni tra rinvii dell’anno passato e nuove nozze, ma non essendoci linee guida, è tutto sospeso». All'incertezza del domani si affianca anche l'assenza di indennizzi. «I ristori sono arrivati in misura del 4 per cento, perché hanno valutato marzo-aprile 2019, quando il settore del wedding incassa da giugno a settembre», evidenzia la wedding planner Simonetta Quieti. «Lo scorso anno avevo in programma 16 matrimoni. Ne ho fatti 2. Quest’anno ne ho in agenda 4, rinviati dal 2020, e uno solo nuovo. Bisogna ripartire. Le location sono ampie e con determinati accorgimenti si possono svolgere feste in sicurezza».
«Occorre una data certa», sottolinea Nora Liberi, organizzatrice della fiera Abruzzo Sposi. «Bisogna fare un protocollo che permetta alle aziende di lavorare in tranquillità e che possa essere accettato. Sono tantissimi gli imprenditori che stanno chiudendo e che non arriveranno a fine anno». Presente alla protesta, il presidente di Confcommercio Riccardo Padovano, che ha evidenziato la necessità di sensibilizzare e accendere i riflettori sul comparto. «Il governo si appresta a varare il nuovo decreto ristori ed è fondamentale tenere conto dei codici Ateco speciali».
«Il settore del wedding è un mondo particolarmente colpito», dichiara l'assessore al Commercio Alfredo Cremonese, in piazza per dare un segnale alla categoria. «Non ci sono stati ristori e non c'è programmazione. Siamo nella confusione più totale, aspettiamo da questo governo un cambio di passo. Ho scritto al premier Draghi perché è arrivato il momento di prendere in mano la situazione. Occorre bloccare i pagamenti di affitti, utenze e tasse e dare indennizzi in base al numero dei componenti del nucleo familiare».
Un'altra manifestazione è prevista per il 26 marzo.
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