Declerch sfregiato dopo il delitto Ora Chiarelli rischia l’ergastolo

Entra nel vivo in Corte d’Assise il processo sull’aggressione finita nel sangue per una bottiglia di vino Scontro in aula sul filmato in cui si vede un uomo che trascina il cadavere per strada fino al fiume
POPOLI. Diciassette coltellate inferte contro Fulvio Declerch, probabilmente con la mano sinistra, di cui una mortale sopra lo sterno che provocò una forte emorragia con il sangue finito nei polmoni. Ma soprattutto quei colpi sul viso della vittima che lasciano intendere la volontà dell’omicida di sfregiare l’amico che probabilmente era già svenuto o comunque era a terra agonizzante. È quanto ha spiegato ieri in aula il medico legale, Cristian D’Ovidio, che si occupò della ricognizione cadaverica e dell’autopsia di Declerch.
Il processo a carico di Alessandro Chiarelli, il trentenne di Popoli accusato di aver ucciso il 25 novembre del 2021 il suo amico, che di anni ne aveva 54, ieri è entrato nel vivo davanti alla Corte d’Assise di Chieti (presidente Guido Campli, giudice a latere Giulia Colangeli). Un processo delicato in cui l’imputato (che stando ai carabinieri è mancino perché firmò il verbale con la mano sinistra) rischia l’ergastolo per le accuse contestate dalla procura di Pescara (pm Gabriella De Lucia) che parlano di omicidio volontario con le aggravanti della crudeltà e dei futili motivi (probabilmente per una bottiglia di vino), e occultamento del cadavere. Ieri è stato il giorno dei testi dell’accusa: i carabinieri di Popoli che intervennero per primi nell’abitazione di Declerch, e i colleghi dei Ris di Roma che eseguirono accertamenti scientifici ai fini della prova in dibattimento, soprattutto sulle impronte delle scarpe dell’imputato e sul sangue ritrovato vicino alla finestra che venne infranta dall’assassino quando, a tarda notte, si introdusse in casa dell’amico. Impronte rilevate sul balcone servito per arrivare alla finestra che corrisponderebbero alle scarpe ritrovate nell’abitazione dell’imputato. E anche le tracce ematiche trovate proprio sotto la finestra, sarebbero compatibili con Chiarelli che riportò una ferita al polso (forse provocata dai vetri infranti). Per i legali della famiglia Declerch, gli avvocati Emidio Antonucci e Sergio Della Rocca, l’udienza di ieri è stata importante perché ha fissato dei punti fermi contro l’imputato. E fra questi ci sarebbe il filmato, di una telecamera del posto, che avrebbe immortalato un uomo, che indossava un giubbino bianco e nero (come quello sequestrato all’imputato), che trasportava un corpo dalla casa di Declerch al fiume (dove venne rinvenuto il corpo): secondo uno dei testi, un carabiniere, quell’uomo sarebbe Chiarelli, vecchia conoscenza dei militari: lo avrebbe riconosciuto senza dubbi. Ma la difesa, con l’avvocato Gianluigi Tucci, non la pensa così: sul giubbino sequestrato a casa Chiarelli, i Ris non hanno trovato traccia di sangue e quindi la difesa sostiene che sarebbe difficile, dopo un delitto tanto efferato e con tutte quelle coltellate, non avere neppure una goccia di sangue sul quel capo. Ieri sono stati sentiti anche gli amici della vittima e del presunto assassino che quella stessa sera erano insieme quando Chiarelli aggredì Declerch per il vino: furono loro ad allontanarlo e rimandarlo a casa per tentare di evitare il peggio.
L’8 settembre sarà la volta dei testi della difesa e dovrà essere sentito anche uno degli amici comuni, i cui documenti vennero ritrovati a casa della vittima.

