Del Turco e Cesarone ricorrono in Cassazione

Sipario riaperto: a 10 anni dall’inchiesta chiedono sconti su pena e risarcimenti
PESCARA. Il processo a Ottaviano Del Turco non è finito: c'è un nuovo ricorso in Cassazione, anzi due. A dieci anni da Sanitopoli il sipario si riapre. Il 6 maggio del 2008 l'interrogatorio chiave di Vincenzo Angelini, ex imprenditore delle cliniche private, che rivela ai magistrati di Pescara il pagamento di tangenti; il 27 settembre scorso la Corte d'Appello di Perugia scrive la parola fine, almeno così sembrava. Oggi si viene a sapere che sia Del Turco sia Camillo Cesarone, ex capogruppo del Pd alla Regione, hanno impugnato le condanne congelandone l'esecuzione.
Per Del Turco la pena inflitta è eccessiva. Caduta l’associazione a delinquere, la condanna ricalcolata a Perugia è troppo alta, così sostiene la difesa dell'ex governatore d’Abruzzo che, in queste ore, sta superando momenti difficili per problemi di salute. Per Cesarone invece il ricalcolo sbagliato, afferma la difesa, riguarda le cosiddette statuizioni civili, il risarcimento dei danni alla Regione. Ma la Cassazione ha tempi lunghi, non meno di un anno per decidere se cambiare o no l'ultima sentenza di Perugia che dice che quelle tangenti non erano studiate a tavolino ma occasionali.
Il passaggio chiave si trova a pagina 22 della sentenza pubblicata il 3 gennaio scorso: «Tutto ciò fa propendere per l’occasionalità dei vari eventi illeciti, frutto dell'approfittamento della situazione che si era venuta a creare, piuttosto che un programmatico accordo tra gli imputati».
Con queste parole i giudici hanno ribaltato per l'ennesima volta un verdetto che già la Corte d'Appello dell'Aquila aveva modificato sostanzialmente cambiando il reato di concussione per coercizione nella meno grave induzione a pagare tangenti. Del Turco era stato condannato in primo grado a 9 anni e sei mesi e in secondo a 4 anni e due mesi. Nel dicembre del 2016 la Cassazione aveva però annullato con rinvio la condanna d’appello in relazione all’accusa di associazione a delinquere.
A Perugia le pene sono state quindi ricalcolate in 3 anni e 11 mesi per Del Turco e 3 anni e 9 mesi per Cesarone, perché ritenuti colpevoli, in concorso tra di loro, di «cinque illecite induzioni del privato, Angelini, a versare cospicue somme ammontanti complessivamente a 850mila euro». Per Bernardo Mazzocca, ex assessore regionale alla Sanità, la condanna definitiva è stata di 2 anni di reclusione per un solo reato: «Avendo indotto Angelini ad assumere 9 persone pur non avendone la necessità imprenditoriale». Lamberto Quarta e l'ex assessore regionale Antonio Boschetti invece sono stati assolti da ogni imputazione.
Ma l'ultimo verdetto di Sanitopoli ha ridisegnato anche i risarcimenti dei danni. Per Del Turco e Cesarone, le posizioni sono risultate attenuate in modo consistente rispetto ai 2 milioni che, secondo le precedenti sentenze, avrebbero dovuto restituire sulla base del reato di associazione a delinquere che però è caduto. I due imputati sono stati così condannati a risarcire la Regione per il danno all'immagine che «va quantificato in 700mila euro di cui il 70% dovrà essere pagato da Del Turco e il restante 30% da Cesarone» che a sua volta dovrà, o meglio dovrebbe, restituire altri 30mila euro per un reato di concussione cui è imputato singolarmente. Troppo, davvero troppo, secondo l'avvocato Marco Femminella attraverso il quale anche Cesarone, come Del Turco, ora chiede un quinto grado di giudizio.

