Del Vecchio: non escludo che il conflitto si allarghi

Parla l’ex comandante delle forze Nato in Afghanistan originario del Chietino: «I mezzi corazzati verso Kiev non aiutano i colloqui. Situazione delicatissima»
PESCARA. «La Russia sta mettendo sotto pressione la popolazione ucraina mostrando colonne di 60 chilometri di mezzi diretti verso la capitale Kiev e le città, per prendere il sopravvento. Questo non aiuta i colloqui e a superare la crisi. Ora la situazione è delicatissima e non si può escludere che il conflitto si allarghi. Ci vuole diplomazia, equilibrio e responsabilità. Da parte di tutti». Parola del generale Mauro Del Vecchio, ex comandante delle forze Nato in Afganistan nell’ambito dell'operazione Isaf, dopo aver guidato la Brigata Garibaldi in Bosnia, Macedonia e Kosovo. È di origini abruzzesi: suo padre Vittorio era infatti di Casalanguida. Con la sua grande esperienza, analizza la situazione e i possibili scenari futuri del conflitto tra Russia e Ucraina.
L’ATTACCO FINALE
«Ai colloqui per superare la crisi le richieste russe sono molto pesanti. E cresce il forte dubbio sul fatto che la delegazione di Mosca – che non è di prim’ordine – abbia effettivamente l’obiettivo di arrivare a conclusioni positive ed accettabili», dice l’ex alto ufficiale, continuando: «I 60 chilometri di mezzi corazzati che si dirigono verso il cuore dell’Ucraina stanno ad evidenziare un’ulteriore capacità operativa che si vuole dispiegare contro la resistenza delle forze e della popolazione ucraina. Resistenza che ha mostrato forza e impegno nonostante la grande disparità, che comunque resta. Ma le colonne dei mezzi sono anche un ulteriore motivo di pressione psicologica, che non fa bene e non aiuta a superare la situazione drammatica che stiamo vedendo».
LA TRATTATIVA
Il generale torna poi nel dettaglio della trattativa in corso: «L’incontro delle delegazioni è sicuramente un fatto molto positivo e risponde alle attese e alle speranze di trovare una soluzione a una situazione estremamente complessa e pericolosa. Quello che è emerso peraltro, al termine della prima giornata dei colloqui, evidenzia la grande difficoltà di arrivare ad una soluzione diplomatica da tutti accettabile, considerato che le richieste russe sono estremamente pesanti (neutralizzazione e smilitarizzazione dell’Ucraina, riconoscimento dell'acquisizione da parte della Russia della Crimea, avvenuta nel 2014 in violazione del diritto internazionale, e di tutta l’area del Donbass) e fortemente in contrasto con le aspirazioni ucraine e delle nazioni che la sostengono. Queste richieste contrastano con la possibilità di un accoglimento da parte dell’Ucraina. La speranza di un accordo è pertanto legata al proseguimento dei colloqui e alla modifica di questa posizione. In questo quadro certamente non positivo, l’ulteriore immissione di consistenti forze russe in territorio ucraino rende ancora più difficile la già critica situazione dei rapporti diplomatici».
L’OCCIDENTE
«La situazione è delicatissima e stigmatizzata dai paesi Nato, e tra essi l’Italia, che hanno sottolineato come le azioni e gli intendimenti della Russia riportano indietro le lancette del tempo a 80 anni fa e ai terribili momenti che l’Europa ed il mondo hanno vissuto», continua Del Vecchio, «Nato ed Europa hanno fatto bene finora. Hanno mostrato unità, anche nelle sanzioni, che non erano scontate perché pesano e peseranno sugli stessi paesi che le hanno inflitte. Hanno rinforzato le posizioni nei paesi Nato al confine e hanno fornito armi per aiutare l’Ucraina senza un pericoloso coinvolgimento diretto».
L’EVOLUZIONE
«Non è chiaro dove stiamo andando. Finora Putin non ha compiuto passi indietro e non si può escludere che il conflitto si allarghi», continua il generale di origini abruzzesi, «c’è da augurarci che l’attenzione e la pressione che molte parti stanno rivolgendo alle vicende dell’Ucraina possano far emergere, nei prossimi incontri diplomatici, soluzioni più favorevoli per il superamento della crisi. È l’unica strada percorribile per evitare escalation che non vogliamo nemmeno immaginare».
Poi ancora: «Ora Putin si trova nella situazione che più dura la guerra e più la Russia avrà danni: sia economici che di immagine, ma anche e soprattutto per la tenuta del regime, scosso dalle manifestazioni interne che sono significative. Putin non può portare la situazione all’estremo».
L’ATOMICA
Quindi sul timore dell’uso di armi nucleari paventato da Putin: «La Russia ha l’atomica, come ce l’ha la Nato, e ha deciso di mostrarla sul tavolo per portare avanti le sue pretese. Si tratta di un fatto gravissimo. Ma tra il dire e il fare, cioè tra il mostrarla e l’usarla, in mezzo c’è tantissimo. Putin sa benissimo che l’impiego di armi nucleari provocherebbe immediatamente ritorsioni adeguate da parte degli altri paesi. Ripeto: è necessario continuare sulla strada dei colloqui, con equilibrio e responsabilità».(l.t.)

