Delitto Neri, la madre incontra il magistrato

5 Giugno 2019

Il pm rassicura Laura Lamaletto, che in tv dice: «Alessandro non c’entra con gli arresti per droga»

PESCARA. «I sei arresti per droga eseguiti a gennaio non hanno alcun collegamento diretto con la morte di mio figlio. Mi sono incontrata a Roma con il pm Luca Sciarretta e gli ho chiesto spiegazioni dopo la chiusura delle indagini. Lui mi ha rassicurata e, dopo aver letto il fascicolo di oltre 1.200 pagine, mi ha detto: Alessandro non era di quell’ambiente». A raccontare il retroscena è Laura Lamaletto, la madre di Alessandro Neri, il 29enne ucciso il 5 marzo del 2018 con due colpi di pistola e trovato morto sul greto di Fosso Vallelunga ormai quindici mesi fa. Ieri, nel salotto della trasmissione tv “La vita in diretta”, la donna ha raccontato alla giornalista Francesca Fialdini di aver avuto un incontro a Roma lunedì con il procuratore che sta coordinando le indagini per cercare di capire qualcosa in più sul presunto collegamento fra l’omicidio del figlio e i provvedimenti eseguiti dai carabinieri nel gennaio scorso, nel contesto delle indagini scaturite dal delitto Neri, i 6 arresti e le 12 persone indagate. Un giro pericoloso di droga, armi ed estorsioni in cui Alessandro Neri si sarebbe ritrovato e in cui, è l’ipotesi dei carabinieri, sarebbe maturato il delitto. Le persone arrestate, infatti, hanno già precedenti penali, in particolare i fratelli Insolia Yunior e Yorda, 31 e 23 anni che, sempre secondo gli investigatori, avrebbero gestito una fiorente attività di spaccio. Laura Lamaletto, anche alla luce delle ultime rivelazioni emerse, continua a cercare la verità e a chiedere agli inquirenti di mettere ordine fra i tanti punti oscuri della vicenda. «Adesso le indagini sono veramente chiuse», ha detto la mamma di Alessandro Neri, «io mi sono tirata indietro per rispetto della mia famiglia e degli inquirenti. Alessandro era un ragazzo normale, ma non ha mai portato amici veri a casa. Ogni volta che capito a Pescara, incontro qualche persona che mi racconta qualcosa di bello che ha fatto Alessandro. Il giorno in cui è stato ucciso, mio figlio ha fatto esattamente le stesse cose di sempre. Abbiamo fatto yoga insieme e pranzato tardissimo e poi è uscito dopo l’allenamento».
«La sua morte è stata un’esecuzione?», aggiunge Lamalletto rispondendo a una domanda, «non so proprio come chiamarla. A distanza di oltre un anno, dico che il tempo passa per tutti: per me, per Alessandro e anche per chi lo ha ucciso. La giustizia li prenderà, ne sono sicura, io continuo a confidare ciecamente nel lavoro degli inquirenti».