Denunciata dopo 72 anni la scomparsa delle statue

25 Ottobre 2016

Le sculture bronzee di D’Antino fino al 1944 erano sul Ponte Littorio di Pescara Il comitato sostenuto da Sgarbi: «Razziate dai soldati, la Germania le restituisca»

PESCARA. La denuncia per la sottrazione delle quattro statue allegoriche in bronzo di Nicola D'Antino che un tempo svettavano lungo il parapetto del Ponte Littorio, saltato in aria il 9 giugno 1944 assieme alle illusioni di gloria della Pescara fascista, è stata formalizzata oltre settant'anni dopo quell'episodio che per la città segnò la fine del secondo conflitto mondiale.

La speranza del comitato Pescaratutela/selfie, a una manciata di giorni dal cinquantenario della morte dell'artista di Caramanico, è affidata alle indagini internazionali delle forze dell'ordine e alla potenza divulgativa del critico Vittorio Sgarbi che si è interessato al curioso episodio e visiterà la casa natale di D'Antino il 2 novembre prossimo. Come scrive Gabriella Albertini, le sculture sono dei nudi femminili alte circa 4 metri che rappresentano la pastorizia, la pesca, l'agricoltura e l'industria: tutti elementi caratterizzanti dell'Abruzzo. «Le quattro statue in bronzo a decorazione del Ponte Littorio» furono realizzate per una somma di 130 mila lire dall'artista Nicola D'Antino, nato a Caramanico il 31 ottobre 1880 e morto il 3 novembre 1966, celebre nel panorama culturale della prima metà del Novecento per la realizzazione delle fontane "Luminosa" e "Gemella" all'Aquila e per due statue del Foro Italico di Roma. Le sculture allegoriche furono consegnate alla città nell'agosto del 1935. Sistemate sui due lati del ponte progettato dal noto architetto Cesare Bazzani (autore anche dell'edificio delle Poste centrali e della cattedrale di San Cetteo), scomparvero nei momenti convulsi dell'ultimo scorcio del secondo conflitto mondiale. Con i tedeschi in ritirata e gli alleati che avanzavano da Sud, il 10 giugno 1944, la settima brigata indiana di fanteria ebbe l'ordine di procedere verso Pescara, ma trovò i ponti sul fiume completamente distrutti e decise quindi di entrare ugualmente da ovest. «Per anni», sottolinea lo storico Licio Di Biase, coordinatore del comitato Pescaratutela/selfie, «si è sostenuta la tesi che le statue fossero state fuse dai tedeschi per riutilizzare il bronzo e produrre armi. Ma oggi, alla luce dei ritrovamenti di opere di Monet, Manet o Van Gogh rastrellate in giro per l'Europa, abbiamo ancora una minima speranza che possano essere state collocate in qualche località della Germania». Per questa ragione, proprio nei giorni precedenti alle celebrazioni dei 50 anni dalla morte di Nicola D'Antino, i soci del comitato Pescaratutela/selfie Licio Di Biase, Angela Appignani, Giulia De Collibus, Mariacristina Semproni e Michele Del Castello, ieri hanno denunciato ai carabinieri della stazione di viale D'Annunzio la sottrazione delle statue allegoriche, attivando così una ricerca internazionale dagli esiti incerti ma non privi di speranza.

«Abbiamo informato anche Sgarbi», prosegue Di Biase, «ci aiuterà a mantenere alta l'attenzione su questo nostro artista. Il 2 novembre, in occasione della trasformazione della casa natale di D'Antino in museo, parteciperà alla manifestazione e, successivamente, curerà una mostra tra Pescara e Caramanico dedicata a D'Antino».

©RIPRODUZIONE RISERVATA