Denunciati due ragazzini Il reato: lesioni gravi

2 Agosto 2019

I carabinieri hanno informato la Procura dei minori, ma le indagini continuano La psicologa Catapane: l’aggressività è anche di chi ha assistito passivamente 

PESCARA. Perché tanta violenza? Perché si cade così in basso? Le domande, oltre allo stupore, sono inevitabili. L’aggressione di un 14enne, avvenuta martedì pomeriggio tra il parco Florida e piazza Salotto, fa sorgere degli interrogativi sulla violenza come metodo di confronto tra i giovani. Per motivi non ancora chiari, ma di certo assai futili, il ragazzino è stato picchiato a lungo da un paio di giovanissimi (o forse più) mentre altri, a pochi passi, si limitavano a guardare, se non a fotografare e a fare video con il telefonino. E nessuno ha chiesto aiuto, nessuno ha fermato gli aggressori, nonostante ci fossero una ventina di minorenni, se non trenta.
Per la psicologa e psicoterapeuta Elisabetta Catapane l’episodio è significativo di un «atteggiamento di ribellione, di sfida aperta alle regole» ed è «una sfida senza paura, senza alcuna preoccupazione per le conseguenze, in una escalation che rientra in un quadro molto serio, a cui prestare attenzione, per ciò che riguarda il gruppo». Non conoscendo nel dettaglio i fatti ci si può solo limitare a ciò che hanno riferito i carabinieri, che stanno indagando, hanno identificato due aggressori (ma non escludono che ce ne siano altri) e raccolto la denuncia della vittima, finita in ospedale con una serie di lesioni. Ma quello che è emerso è sufficiente per parlare di «comportamenti violenti, abusivi, in cui non viene rispettato il confine dell’altro, violandone l’integrità psicofisica». E tra chi ha agito e chi ha assistito, «le modalità» sono diverse ma si parla pur sempre di «aggressività», commenta sempre Catapane.
Le ipotesi che si possono formulare sono varie, sempre partendo da una visione dell’accaduto basata su pochi elementi. Ma «quando si superano i confini del rispetto, nella relazione, evidentemente ci sono dei ragazzi che non hanno interiorizzato i limiti, cioè si comportano come se un limite non ci fosse» ed è come far venire meno, ignorare «il confine che tenga conto dell’esistenza dell’altro». Quando avviene può essere per «una fragilità psicologica, o magari per l’abuso di sostanze, o per l’assimilazione di comportamenti esterni», il che vuol dire che «ci si imita» magari perché «si fa parte del gruppo, e per sentirsi parte del gruppo stesso. E questo è tipico del periodo dell’adolescenza», che può essere accompagnata da una «sensazione di potere nei confronti dell’altro». Dietro quel pestaggio inaudito e ingiustificabile ci sono ragioni sulle quali «ci si deve interrogare», scrutando uno ad uno i ragazzini che c’erano, che hanno tirato calci e pugni o assistito passivamente, senza muovere un dito e sui quali continuando le indagini dei carabinieri, coordinati dal capitano Antonio Di Mauro, che hanno informato la Procura dei minorenni delle lesioni gravi provocate al 14enne. Se episodi del genere fanno pensare ad una «supremazia della violenza» sempre più affermata nei rapporti di questo tempo, non bisogna accantonare tutto come se nulla fosse accaduto. «Non archiviamo queste cose, non dimentichiamo», dice Catapane. «Cerchiamo di parlarne», aggiunge. E poi un messaggio positivo per chi il futuro di questi giovani. «È una fascia di età molto plastica per cui tutto può essere rimesso in discussione». Sarebbe opportuno, quindi, avviare un «bel confronto», aprire un «grande momento di riflessione». (f.bu.)