Depistaggio, chiesto il processo per l’ex prefetto e sei dipendenti

Sono accusati di aver nascosto elementi importanti a chi indagava sulle 29 vittime della valanga Ma questo procedimento non sarà unificato all’inchiesta madre che vede la prima udienza il 16 luglio
PESCARA. Per i sette indagati nell’inchiesta bis sulla tragedia di Rigopiano, quella per depistaggio e frode processuale, arriva la richiesta di processo da parte del procuratore Massimiliano Serpi e del sostituto Andrea Papalia. Ieri mattina i due magistrati hanno firmato la richiesta di rinvio a giudizio a carico dell’ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo, dei due vice prefetti Salvatore Angieri e Sergio Mazzia, della dirigente Ida De Cesaris, dei funzionari Giancarlo Verzella, Giulia Pontrandolfo e Daniela Acquaviva, tutti dipendenti della Prefettura e tutti accusati di frode processuale per aver nascosto elementi importanti sull’inchiesta che la procura stava conducendo sul disastro dell’hotel Rigopiano, travolto da una valanga il 18 gennaio del 2017, dove persero la vita 29 persone.
Per la sola dirigente De Cesaris, che era la coordinatrice della sala operativa della Prefettura in quelle drammatiche giornate, la procura contesta anche il reato di falso che originariamente aveva riguardato anche il prefetto e i suoi due vice. Questa dovrebbe essere l'unica novità dal punto di vista tecnico. La procura ha poi disposto che una copia degli atti di questo procedimento bis venga trasmessa al gup Gianluca Sarandrea che si sta occupando dell’inchiesta madre, quella, per essere più chiari, con i 25 indagati, la cui discussione è stata già fissata al 16 luglio. Questa decisione rappresenta soltanto un passaggio formale e non, come qualcuno ha interpretato, come l'unificazione dei due procedimenti. Sono atti che, per la loro importanza e per le connessioni che hanno con il fascicolo madre, devono comunque far parte del procedimento che si discuterà il 16 luglio. Ma questo sulla frode processuale, al momento seguirà la sua strada a meno che, durante l'udienza davanti al gup, qualcuno non avanzerà una formale richiesta che dovrà essere esaminata dai due giudici interessati.
Con questa richiesta di rinvio a giudizio per i sette prefettizi si completa dunque il cammino processuale di questa tragedia che passerà al vaglio dei gup per decidere se i protagonisti dovranno o meno andare a processo.
Stando alle accuse, Provolo e gli altri sei indagati, in relazione al disastro di Rigopiano, nonostante fossero stati sollecitati a fornire agli investigatori di polizia e carabinieri forestali ogni elemento utile alle indagini, avrebbero omesso di riportare nelle loro relazioni, le segnalazioni di soccorso che il 18 gennaio 2017 erano pervenute in Prefettura, in particolare da parte del cameriere Gabriele D'Angelo, una delle vittime, che la mattina della tragedia chiamò per chiedere aiuto. Per far sgombrare l'albergo rimasto bloccato per l'impraticabilità dell’unica strada di accesso, e, soprattutto, dopo le scosse di terremoto che avevano creato il panico fra ospiti e dipendenti della struttura.
Un grido d'allarme che, non solo sarebbe rimasto inascoltato, ma addirittura cancellato volutamente dagli indagati che, ognuno per quanto di competenza, secondo l'accusa, avrebbero cercato di nascondere agli inquirenti anche i brogliacci con le chiamate in arrivo.
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