Derubano in casa due anziani: truffatori presi e poi condannati

La coppia di napoletani incastrata dalle impronte lasciate sull’involucro usato per il raggiro Erano riusciti a farsi consegnare dai coniugi pescaresi i 2.500 euro della pensione appena ritirata
PESCARA. Cadono nella solita truffa del pacco inviato da un congiunto, e si fanno portare via 2.500 euro. Ma le indagini degli investigatori, e soprattutto quelle del Racis Carabinieri di Roma, permettono di individuare i due truffatori che finiscono sotto processo e vengono condannati. Parti offese di questa vicenda sono due anziani pescaresi, assistiti dall'avvocato Lorella Cipollone, i quali, colti alla sprovvista e senza possibilità di fare alcun tipo di verifica, cadono nella trappola dei truffatori. La storia la riassume lo stesso giudice monocratico che ha inflitto la condanna ai due malviventi: un anno di reclusione (con la sospensione della pena) per Gennaro D’Alterio e un anno e quattro mesi per Luca Mauro, senza attenuanti per precedenti specifici. Il legale della coppia truffata ha poi ottenuto anche il risarcimento del danno: 2.500 come danno patrimoniale e, in più, 2.000 euro a testa come danno morale. Da premettere che i truffatori che mettono a segno questi raggiri riescono a raccogliere anche un minimo di informazioni sulla famiglia presa di mira, per rendere ancora più veritiero il raggiro.
Questa la sequenza ricostruita in sentenza. Uno dei due truffatori suona alla porta della coppia. In casa c’è solo la signora, perché il marito è fuori per la spesa. Lo sconosciuto entra, spiega alla donna che il nipote Stefano ha spedito quel pacco importante e che, per ritirarlo, così come era desiderio del nipote, occorre pagare una certa somma. Nel frattempo, arriva anche il marito che, prima di pagare, tenta di accertarsi di quella spedizione, telefonando al nipote. Ma il telefono da cui avevano ricevuto la telefonata di uno dei due truffatori che li avvertiva della consegna del pacco, risulta sempre occupato, tanto che l’anziano non riesce neppure a contattare suo fratello (padre di Stefano) per avere almeno una conferma da lui. E così la coppia di anziani si decide comunque a sborsare i 2.500 euro richiesti: soldi che avevano a disposizione in quanto avevano appena riscosso la pensione (e non a caso la truffa è stata messa a segno proprio quel giorno).
Presi i 2.500 euro, “il corriere” si dilegua. E i due anziani si preoccupano di aprire quel pacco che, visto anche il costo, doveva contenere qualcosa di importante per il nipote. Ma la sorpresa non tarda ad arrivare: dentro ci sono due confezioni di riso da un chilo ciascuno. Scatta la denuncia, e qui il lavoro degli investigatori è stato determinante. Dall’involucro del pacco, i Racis di Roma (Raggruppamento carabinieri investigazioni scientifiche) sono riusciti a estrapolare diverse impronte di due persone schedate, permettendo ai colleghi di risalire facilmente alla coppia di napoletani autori della truffa: quello che aveva avuto il contatto diretto con le anziane vittime; l’altro, il telefonista, che aveva tenuto bloccato il telefono dei due anziani per tutto il tempo necessario a mettere a segno il colpo e a impedire che potessero usarlo per chiedere spiegazioni in famiglia. «Troppo spesso», afferma l'avvocato Cipollone, «gli anziani sono facile bersaglio di questi approfittatori senza scrupoli. Un allarme sociale che dovrebbe essere più monitorata in quanto i reati vengono commessi a mezzo telefono o via internet».

