Derubato dal superladro: riavrò i miei 10mila euro

21 Luglio 2016

In fila in questura con le vittime del 37enne che “ripuliva” le macchine in sosta Anche il Bimby e i telefonini hanno ritrovato i loro legittimi proprietari

PESCARA. «È incredibile, riavrò i miei soldi, non ci speravo proprio dopo tutto questo tempo: 10.400 euro. Una manna e anche una soddisfazione, dopo tutte le accuse che ho subito, e anche io mi sono incolpato, di essere uno sbadato incosciente a lasciare tutto quel denaro in macchina e scendere senza neanche chiuderla. Ma io l’avevo chiusa, eccome, l’auto, e sono sceso per due minuti due. Ora è chiaro: il ladro usava il jammer e impediva la chiusura...».

La fila è lunghissima, ma nessuno protesta, anzi. Hanno le facce contente e incredule i derubati che si ritrovano felicemente in questura in questi giorni per riconoscere e riavere, tra le centinaia di oggetti rinvenuti ed ora esposti dalla squadra mobile quello che gli è stato sottratto abilmente – che sia un cellulare, un computer portatile o un Bimby – dal superladro incastrato nei giorni scorsi come autore di oltre trecento furti all’interno di automobili parcheggiate in città negli ultimi sei mesi.

Vitantonio Bombino, 37enne pugliese di Trinitapoli con domicilio a Montesilvano ora indagato per furto e ricettazione, del bottino sembrava non volersi disfare. Tanto che nella sua casa e in un garage custodiva gelosamente circa 300 tra portafogli, una quarantina tra borse e borselli, un centinaio di paia di occhiali da sole anche da bambini, 25 cellulari, due pc, due palmari, decine di chiavette Usb e chiavi di macchine, una valigetta con un set di pipe di pregio, una borsa da medico contenente strumentazione sanitaria probabilmente appartenente a un pediatra, tre fotocamere, un robot da cucina, tantissimi santini e 15.800 euro in contanti, più altri soldi in banconote albanesi, i lek.

Tutta refurtiva che ora aspetta di tornare al proprietario purchè abbia denunciato il furto. Il signore al quale è stato sottratto denaro in contante è un commerciante del centro e, un po’ come tutti gli altri derubati, non vuole veder pubblicato il suo nome perché teme di finire nel mirino di altri malviventi. «E anche un po’ perché mi vergogno», si schermisce, «sono passato per un cretino che lascia una somma del genere nel cruscotto. Ma non è così», racconta, sostenuto dalla bella moglie sorridente che ha sempre creduto alla sua versione: «Era un venerdì dell’ottobre scorso, un buon periodo per il mio tipo di commercio, avevo i contanti da portare in banca per pagamenti che mi aspettavano il lunedì. Ho fermato la macchina in seconda fila davanti al negozio, come faccio sempre per tenerla d’occhio. Ho infilato il borsello con i soldi nel cruscotto, sono sceso, ho chiuso a distanza attraversando la strada e mi sono affacciato nel negozio per dire a mia moglie che andavo a fare il versamento. Due minuti. Sono tornato in auto, ho visto che non era innescata la chiusura di sicurezza e mi sono detto “strano...”. Lo sportellino del cruscotto era aperto, dentro non c’era più nulla. Un disastro». Evidentemente il ladro seguiva i suoi movimenti da un po’, conosceva l’abitudine di sostare davanti al negozio e ha saputo cogliere l’attimo in cui stava chiudendo con la chiave a distanza per inserirsi con il jammer, un disturbatore di frequenza usato per inibire il funzionamento di telecomandi, e impedire la chiusura.

«Per me lo stesso», racconta la proprietaria del Bimby. «Andavo in spiaggia, prima sono passata a ritirare il mio prezioso elettrodomestico che era a riparare. L’ho messo nel portabagagli accanto alla borsa da mare. Quando ho parcheggiato ho visto un’auto grigia guidata da un uomo fermarsi accanto a me, non capivo perché. Ho aspettato un poco, poi sono scesa, ho aperto il portellone e ho preso la borsa. Poi ho richiuso, ero certa di averlo fatto, anche se poi mi sono venuti tanti dubbi...».

A darsi dello stolto anche un giovane dall’aria curata e manageriale: «Mi hanno preso il cellulare e il bancomat», ricorda. «Ero sceso per andare a fare jogging sul lungomare. Nel telefonino c’era il codice del bancomat e hanno prelevato subito mille euro. Non li riavrò, ma il cellulare me lo riprendo. Oltre al danno quel furto mi ha provocato un senso di insicurezza e stress che non mi fa stare bene, sono proprio contento che lo abbiano beccato». E come lui i tanti in fila in questura.

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