Detenuti-papà in campo: sfida con i figli a pallone

PESCARA. Giocare una partita di pallone con il papà che sta in carcere. È il sogno che si avvera per i figli dei detenuti della casa circondariale San Donato, diretta da Lucia Di Feliciantonio,...
PESCARA. Giocare una partita di pallone con il papà che sta in carcere. È il sogno che si avvera per i figli dei detenuti della casa circondariale San Donato, diretta da Lucia Di Feliciantonio, promotrice del progetto “Partita con papà”, arrivato alla quinta edizione nazionale.
L’incontro, promosso dall’associazione “Bambinisenzasbarre”, in collaborazione con il Telefono azzurro e la Croce Rossa Italiana di Pescara, si svolgerà domani alle 10 nel centro sportivo “New Dribbling Calcetto” di via Alento. Sul rettangolo verde si sfideranno quindici detenuti con i loro figli. Ci saranno anche i familiari a tifare per entrambi.
Il progetto è stato voluto e sostenuto dalla direzione e dall’area giuridico-pedagogica del carcere, per l’alta valenza rieducativa dell’iniziativa, poiché finalizzata a rinsaldare il legame genitoriale anche in ambito “extramurario”. La partita, infatti, si terrà fuori dalle mura carcerarie, in un contesto di condivisione e di gioco di squadra.
Una più stretta relazione tra genitori detenuti e figli può essere una speranza per il futuro e una occasione di riscatto.
Nella riabilitazione dei detenuti è sancito il diritto a rimanere genitori, a mantenere il legame padre-figlio, tutelato dalla Convenzione dell’Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che, dicono le statistiche, abbassa la recidiva e la delinquenza intergenerazionale.
L’iniziativa si svolgerà per tutto il mese di dicembre in circa 68 istituti penitenziari sparsi lungo lo Stivale.
In Italia, ogni anno, sono più di 100mila i bambini che, in media per sei, sette ore al mese, incontrano i loro genitori per “rimanere figli”. Il carcere diventa, così, quasi la loro seconda casa.
Il calcio è una passione che unisce le generazioni. Lo scopo della manifestazione è quello di creare rapporti più stretti nelle famiglie, in accordo con le istituzioni, per migliorare la qualità del tempo degli incontri in carcere.

