Detenuto in fuga dal carcere: scavalca la recinzione e sparisce

Il 21enne marocchino, rinchiuso da giugno, ha approfittato dell’uscita in cortile per il passeggio Vane le ricerche, anche con l’elicottero. Polemici i sindacati: carenze strutturali e poco personale
PESCARA. Ha approfittato dell’uscita all’aria aperta. È stato il primo a raggiungere il cortile riservato al passeggio, seguito dagli altri detenuti. Èd è stato allora che ha realizzato il suo piano. Ha superato le due recinzioni, una dopo l’altra, ed è sparito dalla zona di San Donato, con una maglietta blu a strisce e un cappellino. Si è consumata così, sei minuti prima delle 14 di ieri, la fuga dal carcere di Pescara di un 21enne di origine marocchina, in Italia senza fissa dimora. Si chiama Salah Boukhalil, arrivato in città da Roma, dove è stato sottoposto a fermo il mese scorso. Lo hanno arrestato i poliziotti del commissariato Viminale per una rapina commessa con altri alla stazione Termini, nella capitale. Una volta approdato qui ha prima studiato la situazione e poi ha ritenuto di poter riuscire agevolmente nella fuga, come effettivamente è stato e come era già accaduto, da parte di un altro detenuto, meno di un anno fa.
L’evasione è stata scoperta subito dalla polizia penitenziaria e le ricerche sono scattate poco dopo, giusto il tempo di far rientrare gli altri detenuti e di diffondere la segnalazione, mentre si ricostruiva l’accaduto e si accertava la direzione di fuga studiando le riprese delle telecamere. In campo, oltre alla polizia penitenziaria (in servizio e non), gli uomini della squadra volante e della squadra mobile della questura che si sono avvalsi del supporto di altri uffici – facendo sollevare l’elicottero del Reparto volo per sorvolare la città – e hanno passato al setaccio alcune zone e punti nevralgici insieme ai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile.
In quelle ore, mentre si cercava il fuggiasco, che ha precedenti per reati contro il patrimonio, falso e resistenza a pubblico ufficiale, i sindacati hanno sollevato immediatamente la polemica. Una polemica vecchia e sempre attuale perché i problemi, al carcere di Pescara, sono sempre gli stessi, mai superati. La segretaria regionale del Sinappe ha ricordato che una evasione era già avvenuta l’anno scorso e ha imputato la colpa della fuga di ieri ad una «discutibile gestione della casa circondariale già denunciata». Proprio il sindacati ha sollecitato, pochi giorni fa, «un’ispezione dipartimentale». Nicola Di Felice, segretario regionale dell’Osapp, ha stigmatizzato per l’ennesima volta «la carenza di personale che, inevitabilmente, porta a queste situazioni, e la carenza strutturale che da anni denunciamo». Giuseppe Merola, coordinatore regionale Fp Cgil Abruzzo Molise, non esclude la mobilitazione e parla di «una sordità istituzionale insostenibile, per i troppi gridi di allarme lanciati e mai percepiti». Sottolinea, tra l’altro, la «carenza di personale (40 poliziotti) e gli scarsi sistema di sicurezza» della struttura pescarese, chiedendo un «accertamento ispettivo». Per Donato Capece, segretario del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, «la grave vicenda» di ieri «porta alla luce le priorità della sicurezza (spesso trascurate) con cui ha a che fare il personale del carcere di Pescara». (f.bu.)

