Deve operarsi di tumore «Ma come farà mia figlia?»

La denuncia choc della mamma malata di una giovane tetraplegica e ipovedente «Era seguita 12 ore al giorno, le hanno ridotte a sei. Ora ci tolgono anche quelle»
VASTO. Non c’è solo il caso Lanciano. Questa mattina, come ogni giorno, andrà a lavorare a Vasto. Poi poi, nel pomeriggio, entrerà all’ospedale Bernabeo di Ortona per essere operata al seno per la terza volta. M.T., 47 anni, ha accettato di farsi operare a una condizione: dopo l’intervento vuole essere subito dimessa. «Devo pensare a mia figlia che è disabile e purtroppo non ha più assistenza», spiega. Il Comune le ha comunicato la sospensione dell’assistenza educativa domiciliare per sordi e ciechi. E’ la storia tristissima di un diritto negato che lascia senza parole.
I medici sostengono che M.T. in questo momento dovrebbe pensare alla sua salute. «Ma la mia salute è mia figlia», risponde lei. La donna ha deciso di lanciare un appello all’assessore regionale al Sociale, Marinella Sclocco e a quello alla Sanità, Silvio Paolucci. «Non abbandonate mia figlia. Una adolescente tetraplegica e ipovedente ha diritto a essere assistita. Lo dice la legge 32 e lo ribadisce la 284. Senza assistenza questa creatura è destinata a non poter più vivere». Tutta colpa dei tagli decisi dal governo nazionale. Lo Stato ha ridotto al lumicino il Fondo nazionale per le politiche sociali destinato alle Regioni per gli interventi nel settore dei servizi sociali, assistenza ai minori e disabili. Una decisione che sta provocando seri problemi alle Regioni e, di riflesso, ai Comuni. M.T. ha ricevuto due lettere dal Comune indirizzate alla figlia, in cui le è stata comunicata la sospensione del voucher sociale (vedi foto) in attesa di nuove decisioni della Regione per la copertura finanziaria. «Non è giusto», protesta M.T. «Mia figlia vede pochissimo, ha bisogno di aiuto». I medici che hanno in cura M.T. le hanno consigliato il massimo riposo. «Ma come faccio a stare tranquilla?», chiede la donna. «Come posso riposare? Io domani sera devo stare a casa per pensare a mia figlia». La donna è molto provata ma combattiva. «Rivolgo un appello all’assessore Silvio Paolucci. Mi dicono che è un uomo sensibile. Assessore le chiedo di analizzare la mia situazione. Sono certa che capirà quanto può essere dannoso per mia figlia, tetraplegica e quasi cieca non avere più l’assistenza domiciliare. Prima la ragazzina era seguita 12 ore al giorno. Poi le ore sono diventate 6. Ora vogliono togliere anche quelle. Per mia figlia significa interrompere il percorso scolastico e subire gravi danni a livello psicologico». Conoscenti e amici sono pronti, se necessario, a firmare una petizione. «M.T. non sta bene», spiegano. «Ha subito un intervento al midollo e due al seno. Lo scorso mese di ottobre aveva fatto una mammografia e l’esito era stato buono. A fine novembre si è riformato un nuovo nodulo. La figlia ha davvero bisogno di aiuto. E anche lei», assicurano. A Vasto i non vedenti che hanno bisogno di assistenza sono 5. A San Salvo sono 11. Per tutti loro il futuro è pieno di incognite. Lo stanziamento dello Stato per il sociale è stato sforbiciato dai 390 milioni di euro nel 2016 ai 93 per il 2017. Un taglio che per l’Abruzzo produce un ridimensionamento dei fondi dai 9,5 milioni dell’anno scorso gli attuali 2,3 circa di quest’anno. Un taglio senza precedenti, stigmatizzato dal sindaco di San Salvo, Tiziana Magnacca (vedi pezzo in basso)e da altri colleghi. Vasto per il momento tace. «Una decisione assurda che condanna ancora un volta i più deboli», dice M.T.

