Di Bartolomeo agli alunni: così si batte la leucemia

Gli studenti del da Vinci a lezione dal primario di Ematologia dell’ospedale: quella malattia è una bestiaccia, ma si può sconfiggere con il trapianto di midollo
PESCARA. «Vi parlerò delle nuove frontiere del trapianto di midollo osseo, l’unica possibilità di salvezza contro quella bestiaccia schifosa che si chiama leucemia. A questo vi vorrei appassionare, sperando che un giorno qualcuno di voi prenderà il mio posto». Paolo Di Bartolomeo, direttore del dipartimento di Ematologia, Medicina trasfusionale e Biotecnologie dell'ospedale di Pescara, ha iniziato così il suo incontro con i migliori studenti delle quarte e delle quinte del liceo scientifico Leonardo da Vinci. Di Bartolomeo ha parlato ai ragazzi di malattie del sangue, di studi, di percentuali di mortalità e soprattutto di ottime possibilità di salvezza. La chiave di tutto si chiama “cellula staminale”, la cosiddetta cellula della vita, alla quale il professore ha dedicato 40 anni di studi. «E' una vita intera che mi fa dannare», ha sottolineato il medico, «ma i risultati della ricerca lasciano spazio a un grande ottimismo. Dopo circa 1.800 trapianti eseguiti nell'ospedale di Pescara posso dire che nel 60% per cento dei casi i pazienti sono guariti, aumentando così la curva di sopravvivenza a vent'anni dal trapianto e portando attualmente al novanta per cento la possibilità di farcela dopo aver ricevuto nuove cellule staminali».
In due ore scarse di seminario, Di Bartolomeo ha cercato di trasmettere ai giovani la sua passione partendo dalla storia della moderna trapiantologia all'inizio degli anni Sessanta con il premio Nobel per la Medicina E. Donall Thomas, passando per le modalità di trapianto di midollo osseo e le fonti di cellule staminali, fino a ricordare con devozione e commozione il suo maestro Glauco Torlontano e ribadire con forza il suo obiettivo attuale: fabbricare cellule staminali per salvare il più gran numero possibile di persone.
«A Pescara abbiamo già messo a punto dei laboratori di Cell Factory», ha spiegato il primario, «dove fabbricare cellule staminali per la riparazione o sostituzione di tessuti umani che per diverse malattie subiscono una degenerazione. I campi di azione possono essere davvero tanti, dall’ematologia all'ortopedia, dalla cardiologia alla dermatologia all'oculistica fino alla neurologia. I laboratori devono essere approvati dal ministero e poi, soprattutto, devono essere dotati di personale, e per questo stiamo aspettando l'ok della Regione che tarda un po’ ad arrivare. Ma io sono fiducioso perché con questo campo di ricerca l’umanità avrà fatto un grande passo avanti». Gli studenti hanno rivolto al primario diverse domande: le cellule staminali possono guarire dall'Aids? Che cos'è esattamente una Cell Factory? Dopo il trapianto il gruppo sanguigno del ricevente cambia? Di recente il professor Di Bartolomeo è stato nominato membro della commissione nazionale dell'Istituto superiore di sanità che si occupa del controllo dei farmaci prima di immetterli sul mercato e, a Pescara, è responsabile di ben settanta studi clinici. Il dipartimento di Ematologia dell'ospedale è il più grande d’Italia con 62 posti letto mentre sono 10 i posti nel reparto di Oncoematologia pediatrica.
Il seminario che si è svolto nel liceo è stato il primo di una serie di iniziative promosse dal preside Giuliano Bocchia per incrementare «un dialogo educativo» con gli studenti attingendo dall’esperienza di professionisti su vari campi.
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